Cyrano de Bergerac a Torino: spada, penna e cuore.

Avrei dovuto parlarne prima, ma tra il trasloco e cercare di capire come funziona la mia nuova, diabolica, lavatrice, non ci sono riuscita. Quindi sarò costretta a scrivere in ritardo, troppo in ritardo, di Cyrano: un eroe guidato da alti ideali e pronto a sacrificarsi per essi, imperfetto agli occhi della società in cui vive, ma perfetto agli occhi dei lettori.

Ho conosciuto, per la prima volta, il guascone, dal naso e dal cuore troppo grandi, grazie alle parole di Guccini

Poi mi sono emozionata leggendo il testo di Rostand e, quando ho scoperto che questa opera era in scena a Torino, sono corsa a teatro per vedere dal vivo questo eroe, guerriero e poeta.

Sono andata a vedere la rappresentazione diretta e interpretata da Jurij Ferrini al Gobetti. Già solo il teatro, un piccolo gioiellino di decori dorati e ambienti degni di un palazzo reale in miniatura, era di per sé una spettacolo nello spettacolo.

La magia vera e propria è incominciata con l’entrata in scena degli attori e con il gioco meta teatrale: Edmond Rostand ha ambientato la prima scena della sua opera in un teatro, quindi il Gobetti stesso si è trasformato in un grande palcoscenico. Quando Cyrano è comparso da dietro le quinte ha immediatamente catalizzato l’attenzione del pubblico grazie alla magistrale interpretazione di Ferrini che ha conferito nuova vita a un grande personaggio. Il suo Cyrano porta sempre la mano, istintivamente, all’elsa della spada, per fronteggiare i suoi avversari, anche se le sue parole sono ancora più taglienti di un fioretto. Il suo stocco è una presenza rassicurante al suo fianco, ma non può proteggerlo dall’intensità dei suoi sentimenti per la bella Rossana.

Chi legge o assiste alla messa in scena di quest’opera non può che rimanere incantato davanti a Cyrano e desiderare di poter affrontare, almeno una volta, la vita senza scendere a compromessi con un cappello piumato in testa e una lama di orgoglio e ideali a aprire la via.

 

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