L’uomo leggero, leggero

-Per Natale mi piacerebbe dedicarti un articolo del blog. Cioè so che non è un granché come regalo, ma…ecco c’è un personaggio di cui vorresti che scrivessi?

-Sai di chi vorrei che parlassi, no? Io sono leggero, leggero…

-Ah, Perelà. Mi piace l’idea.

Bentornati all’ultima fila e buone feste. L’argomento di oggi è stato scelto da mia mamma, che vi propone la storia di un uomo di fumo: Perelà.

Ho incontrato Perelà tra i banchi dell’università, durante le lezioni di Letteratura contemporanea. Allora ero seduta in prima fila, incredibile a dirsi, perché ho dovuto cedere alle insistenze della Dantista, una mia amica che non voleva perdere nemmeno una parola, e sono contenta di essermi lasciata convincere. Durante la pausa natalizia, sono tornata a casa con i libri del corso e così mia mamma ha messo le mani su una copia del ‘Codice di Perelà’  di Aldo Palazzeschi e, come me, si è affezionata al protagonista.

Ma chi è Perelà? Perelà è un uomo di fumo, ancorato a terra solo da un paio di stivali. Dopo essere vissuto all’interno di un camino,  per trentatré anni, un giorno decide di scendere in città. Come Edward mani di forbice, Perelà cattura subito l’attenzione degli abitanti, incuriositi da questa strana apparizione. Durante tutto il romanzo sarà seguito da un susseguirsi di voci, che commenterà lo svolgimento della sua vicenda. L’immagine del coro è cara a Palazzeschi: l’autore ama collocare al centro di una circonferenza ideale un personaggio al di fuori della comunità, che attira su di sé i commenti, positivi o negativi, della folla.

L’uomo di fumo viene addirittura convocato a corte, dal re che vuole che gli sia mostrato il regno e che Perelà stili un nuovo codice di leggi. Però, il protagonista non sembra portatore di una rivelazione: come lui stesso afferma lui è solo leggero, leggero. Perelà è un personaggio atipico, forse un’incarnazione della poesia:

 -Sulle sue labbra Pe… re…là… lo si vede fuggire rapido e leggero, come si vede partire per innalzarsi lieve, delicatamente la parola: Po…e…si…a

 Perelà, come Edward, è destinato a restare un outsider e a poter entrare in relazione solo altri due emarginati: Iba e Zarlino.

Il personaggio di Iba ha a che fare con il mondo alla rovescia e con la festività del Carnevale: è un povero ubriacone che è diventato re per quattro giorni, prima di venire rinchiuso in un cella, una sorta di re dei folli come Quasimodo. La caduta, dalla ruota della fortuna, di Iba preannuncia il destino di Perelà. A dire il vero, il re deposto non sembra scontento della sua condizione e appare più felice di molti cittadini e, forse, anche della regina stessa che sa che suo marito potrebbe venire detronizzato e ucciso da un momento all’altro.

Zarlino è un “pazzo volontario” che richiama alla mente la figura di Marinetti, un poeta con cui Palazzeschi era entrato in contatto. Zarlino è un nobile, che si diverte a mettere in scena le sue rappresentazioni artistiche nella cornice del manicomio. Lui non ‘è pazzo come vogliono gli altri’ ma lo è come piace a lui; anche questo personaggio, come Perelà, ha a che fare con il mondo della poesia, della leggerezza e della libertà. Lui e l’uomo di fumo sono anime affini: poeta e poesia. Però, Zarlino, a differenza di Perelà, ha capito che nel mondo, al di fuori del manicomio, non c’è posto per loro:

 ‘Ditemi un poco, mio caro amico, posso uscire per le comuni vie con una coda di tela d’argento lunga settantacinque metri? Appena mi vedono quelle mediocrissime e sagge persone mi prendono, mi legano e come un matto qualsiasi mi portano qua dentro: mai più.’

Attraverso Zarlino, Palazzeschi rivendica, come i Futuristi, l’importanza della poesia, ma senza nessun furore bellicista. Diversamente da Marinetti, l’autore sa che la libertà di espressione e la volontà di ribellione al conformismo sono destinati allo scacco, a potersi realizzare solo nel regno della fantasia.

Alla fine del romanzo Perelà, come Edward mani di forbice e anche come Cristo, viene messo alla berlina e subisce un processo. A quel punto, Il protagonista può solo fare affidamento alla sua più grande qualità, la leggerezza, e salire verso il cielo, lasciando la dimensione terrena che non gli appartiene. I cittadini non potranno fare altro che alzare lo sguardo in alto, in cielo dominato da stendardi, che sembrano già annunciare un imminente guerra, e continuare a cercare la poesia che si sono lasciati sfuggire.

Saluti dall’ultima fila,

Benny

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