Missing. New York

Adoro le librerie e, in particolare, mi attirano quelle delle stazioni, perché mi permettono di afferrare, al volo, un volume da leggere durante il viaggio. Ogni volta, prima di partire da Porta Nuova, mi concedo una sosta tra gli scaffali: rivedo dei vecchi amici, i libri che ho già letto, e cerco un nuovo protagonista che mi accompagni nel tragitto. Meglio ancora se si tratta di un eroe improbabile.

La vigilia di Natale, mentre aspettavo di salire sul treno, sono andata a curiosare in libreria con un sorrisetto sulle labbra, l’espressione un po’ antipatica di chi crede di saperne più degli altri: grazie al mio stage, conoscevo già i titoli che avrei trovato nella sezione delle ultime uscite e sapevo già cosa comprare. La copertina arancione di Missing New York di Don Winslow sembrava farmi l’occhiolino. Inutile dire che il viaggio è volato.

Missing è la storia di un detective, Frank Decker, pronto a lasciare la sua città, il suo lavoro e sua moglie, pur di ritrovare una bambina scomparsa, che tutti credono già morta. Decker non si arrende e parte per un lungo pellegrinaggio, con la voce del Boss a fare da sottofondo, che lo porterà sino a New York. Durante il viaggio, imparerà a conoscere più a fondo sé stesso e a capire cosa vuole davvero dalla vita.

La voce narrante è proprio quella di Decker: il tono graffiante e un po’ sarcastico di un uomo che sa di stare facendo la cosa giusta, ma di apparire come un Don Chisciotte ai suoi colleghi. Frank è sempre pronto a fare la scelta giusta anche quando sarebbe più comodo provare a salvare la pelle:

Bunky adesso era in piedi. Con un’espressione cattiva e un fucile a canne mozze in mano. Puntato contro di me. Il mio primo impulso fu di farmi da scudo con il corpo di Jackie, ma sarebbe stato… sbagliato, ecco.

Decker mi ha conquistata proprio perché riconosce che esistono soluzioni che potrebbero semplificargli, o salvargli, la vita, ma sceglie sempre di ignorarle per tenere fede ai suoi ideali, lui è un uomo vecchio stampo, un paladino anacronistico.

Una delle mie scene preferite è quella in cui il detective, dopo essere venuto a conoscenza di un giro di prostituzione, ritorna nella strada dove avviene il traffico e aggredisce un pappone per salvare una ragazza, perché:

Non puoi salvarle tutte. Forse non avrei salvato neppure quella che mi ero prefissato di salvare. Ma quella ragazza l’avevo salvata. Per una notte, almeno. A volte, deve bastare.

Frank sa benissimo di vivere in un mondo pieno di storture e di crudeltà, in una realtà dove una bambina può venire rapita e uccisa, ma invece di rassegnarsi continua a combattere a testa alta, perché ogni atto di coraggio può fare la differenza, può rischiarare almeno un po’ lo schifo che lo circonda. Non si può non affezionarsi a Frank. Spero che Winslow ci regali presto il seguito delle sue avventure: non vedo l’ora di sedermi sul sedile del passeggero e ascoltare di nuovo le note del Boss, insieme a Decker.

Vi lascio con una delle canzoni, ascoltate da Frank:

Saluti dall’ultimo banco,

Benny

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