Fòóls

Ambientazione: Vanchiglia, il quartiere alle spalle di Via Po, ritrovo di universitari. Piove e nelle pozzanghere si specchiano e rifrangono le luci ambrate dei locali. A seguire, ingresso e interno del Caffè della Caduta, in Via Bava 39.

Personaggi: la donna dell’ultima fila, altrimenti detta Benny; Barbara, che ha invitato questa blogger disgraziata, i suoi amici, e i óls.

Trama, o cosa è successo venerdì sera: Quando sono entrata nel Caffè della Caduta, mi sono ritrovata catapultata in uno scenario degno di Gran Hotel Budapest. L’atmosfera in sala è bohémien : studenti sono seduti attorno a tavoli di legno in stile provenzale, alternati a credenze e sedie di velluto rosso, tra cui spiccano alcuni sedili, uguali a quelli che si vedono nei cinema. Il colore della passione è la nota dominante, insieme ai collage realizzati con locandine degli spettacoli che sono stati presentati al caffè.

Mentre aspettiamo di accomodarci nella saletta antistante, prendiamo posto attorno a un tavolo, e io mi aspetto di veder passare lo spirito di qualche poeta maledetto, o almeno di veder scorrere fiumi d’assenzio come in Moulin Rouge. Non succede niente di questo, qui si beve birra o liquore piemontese, comunque, Barbara approfitta dell’attesa per cominciare a parlarmi dei Fòóls, gli artisti che si esibiranno a breve nello spettacolo Assaggi d’assurdo. Questi attori sono i suoi maestri di teatro e realizzano spettacoli in cui è centrale il ruolo dei giochi di parole.

Quando i Fòóls entrano in scena capisco che sono dei giocolieri della lingua, capaci di sfruttarne ogni sfumatura e doppio senso per far divertire il pubblico. Ad accompagnare le parole ci sono, oltre ai gesti e alla mimica, le note musicali con il loro linguaggio.

Gli attori si destreggiano tra scioglilingua e battute dove l’ambiguità semantica la fa da padrona facendo sfociare i dialoghi nell’assurdo. Lo sketch migliore è forse quello del faraone Ramesse, dove anche i disegni, in un sorta di rebus, assumono un ruolo di primo piano. Per esempio, quando il sovrano scrive, ovviamente in geroglifici, una lettera si firma dipingendo un ramo accompagnato da una esse: ram-esse. Ironicamente, le mie parole non sono in grado di dare un’idea precisa della genialità di questi folli maestri della lingua.

Lo spettacolo si chiude su una riflessione sul motto “la cultura non dà da mangiare”. I Fòóls si interrogano sull’esistenza di un mondo senza musei, teatro e poesia: vogliamo davvero vivere in un mondo in cui di fronte alla maestosità di un tramonto, non si possono declamare versi d’oro, ma solo esclamare “che bello”?

Per concludere, voglio ringraziare Barbara e ricordare che il prossimo spettacolo dei Fòóls si svolgerà il 12 febbraio al Caffè della Caduta.

Saluti dall’ultimo banco, Benny.

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