Nel ventre di Torino

-Sono stato al Museo Micca. Mi sono piaciute soprattutto le gallerie.-

A queste parole, mi sono voltata verso il signore in fila accanto a me, mentre nella mia mente cominciavano a scorrere immagini di tunnel e avventurieri in stile Indiana Jones. Ero in coda per visitare il Palazzo e l’Armeria Reale, ma stavo già pensando all’altro museo. Sono cresciuta divorando romanzi d’avventura e guardano film in cui i protagonisti si ritrovano sempre a fuggire da esplosioni in gallerie sotterranee o scoprono dei passaggi segreti. Non potevo non andare.

La settimana scorsa mi sono messa in cammino, perché non volevo prendere la metro: non avevo mai visto la zona della Cittadella e volevo esplorarla con calma, prima di calarmi nel ventre di Torino. Dopo aver attraversato un paio di gradevoli giardini, ho visto la fortificazione: un massiccio di pietra rossastra, che incute ancora soggezione.

Finalmente ho raggiunto il Museo Pietro Micca: gli altri visitatori e io, ci siamo raggruppati attorno a un plastico della città del 1700, per ascoltare la storia dell’assedio.

Dopo aver osservato delle riproduzione di cannoni e reperti appartenuti agli assediati che dovevano difendere la cittadella, l’ultima difesa della città, avventurandosi nelle gallerie sotterranee per prendere di sorpresa i francesi, siamo arrivati all’ingresso delle gallerie. Qui è iniziato il terrorismo psicologico… Scherzo, però la guida ha chiesto se qualcuno avesse problemi di claustrofobia e alla fine, pure io che ho affrontato il trauma di rimanere chiusa, da sola, in un minuscolo ascensore ho cominciato a preoccuparmi. Alla fine, ho preso un bel respiro e ho sceso la scala che mi avrebbe portata non tre metri sopra il cielo, ma sei sotto terra.

Mi sembrava di essere davvero un esploratrice: intorno a me si dipanava il dedalo delle gallerie di contro-mina, rischiarate dal bagliore giallo-arancio delle lanterne. Sotto la suola degli stivali scricchiolava il pietrisco, mentre, a pochi centimetri dalla mia testa, c’era la volta a botte di pietra. Le pareti erano dotate di un cordolo di pietra, che serviva ai minatori per trovare la strada anche con poca luce. Ovunque spingessi lo sguardo si vedevano solo gallerie, che sembravano non finire mai. Ogni tanto, lungo il percorso il soffitto si innalzava: eravamo sotto i pozzi usati per areare i tunnel e per trasportare all’esterno i feriti.

La guida ci ha guidato con sicurezza nei meandri rocciosi, sino a condurci nel luogo in cui Pietro Micca , soprannominato “Passapertutt”, per la sua capacità di introdursi anche nei cunicoli più angusti, si è sacrificato per salvare Torino.

 

Se avete l’occasione di passare da Torino vi consiglio vivamente di visitare questo museo.

Saluti dall’ultimo banco, Benny

Fonte: http://www.museopietromicca.it/html/home_italiana.html

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