Il conte di Montecristo

Il viaggio sulle tracce del Conte di Montecristo riparte da Marsiglia:

la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre alberi il Faraone,che veniva da Smirne, Trieste e Napoli. Com’è d’uso, un pilota costiere partì subito dal porto, passò vicino al Castello d’If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l’isola di Rion. Contemporaneamente com’è ugualmente d’uso, la piattaforma del forte San Giovanni si ricoprì di curiosi; poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l’arrivo di qualche bastimento…

Sbarchiamo insieme a Edmond Dantes un abile marinaio, che ha suscitato il rancore di due uomini. Negli adattamenti televisivi i personaggi che tradiscono Dantes, consegnandolo alla giustizia con la falsa accusa di essere un traditore, sono di solito presentati come dei suoi cari amici, ma le cose non stanno esattamente così: Fernando è il rivale in amore del protagonista e lo ucciderebbe volentieri, se non temesse di perdere l’affetto della bella Mercedes, mentre Danglas è un semplice compagno di navigazione che invidia Dantes. Per non parlare del magistrato Villefort, che incontra Dantes, per la prima volta, quando cerca di scoprire se le accuse che gli vengono mosse siano reali e decide di condannare un innocente per salvaguardare la sua posizione.  Questi tre personaggi cospirano, spinti da interessi diversi, per sbarazzarsi di Edmond assicurarsi che venga rinchiuso e dimenticato nell’oscuro Castello’If che sorge come una escrescenza di silice nero su una scoscesa roccia (esiste davvero, pensare che per anni l’ho creduto un luogo di fantasia).

Attraversiamo dunque la baia di Marsiglia e seguiamo Dantes nella prigione dove incontra un eroe imperfetto: il saggio Faria, un inventore creduto da tutti pazzo, perché afferma di possedere la chiave per trovare un immenso tesoro. Questo personaggio colpisce per la sua enciclopedica cultura, ma anche per la sua immensa forza di volontà: continua a sperare di poter fuggire, ma, diversamente da Dantes, che, dopo l’incarcerazione ha cominciato a manifestare il lato più oscuro della sua personalità, non è disposto a spargere del sangue pur di riconquistare la libertà. Grazie a Faria, Dantes trova il modo per fuggire da If, però quando si lascia alle spalle il castello con una rocambolesca fuga/morte simbolica/resurrezione si abbandona al demone della vendetta.

Dopo una serie di pellegrinaggi in Italia, con tappa nell’Isola di Montecristo e a Roma, il conte giunge finalmente a Parigi per distruggere gli uomini che gli hanno rovinato la vita. Il suo desiderio di rivalsa sembra inarrestabile: Montecristo considera tutti i membri delle famiglie che lo hanno tradito come delle pedine sacrificabili. La determinazione con cui persegue la sua vendetta, senza curarsi delle conseguenze, fa intuire come mai nell’adattamento giapponese, del romanzo di Dumas, Montecristo sia rappresentato come un uomo che ha venduto la sua anima al diavolo, pur di raggiungere il suo scopo.

Nei salotti di Parigi si aggira un altro eroe, anzi un’eroina imperfetta: Eugenia Danglas. Un personaggio femminile forte e risoluto, in netto contrasto con la figlia di Villefort, la debole e non proprio sagace Valentina. Eugenia si ribella alla volontà di suo padre, che continua a cercare di sposarla (con dei bei tipi… davvero, complimenti signor Danglas) e scappa dalla casa paterna per cercare di conquistare la sua felicità. Come Alberto, il figlio di Fernando e Mercedes, deve allontanarsi dall’ombra della sua famiglia, una famiglia maledetta come direbbe Montecristo, per potersi realizzare.

Mentre Eugenia progetta la fuga, il conte continua a tramare ricorrendo a travestimenti e espedienti che denotano tutta la sua intelligenza. La sua mano vendicatrice, viene però arrestata dagli unici personaggi ancora in grado di far battere il suo cuore: la bella Mercedes e Massimiliano Morrel, il figlio dell’armatore presso cui Dantes ha prestato servizio. Montecristo risparmia due vite, ma ormai la macchina della vendetta è stata messa in moto e i suoi ingranaggi hanno stritolato i suoi nemici, che hanno subito una specie di contrappasso dantesco.

Alla fine, il conte non può fare altro che ritornare un’ultima volta a Montecristo, nell’isola favolosa dove ha recitato la parte di Simbad il marinaio, prima di riprendere il mare. Dumas, nelle ultime pagine lo presenta come uno strumento della Provvidenza che ha operato per punire i malvagi, però non si può dare a meno di chiedersi se Faria gli abbia davvero consegnato le chiavi del suo tesoro per vederlo asservito al demone della vendetta che non dovrebbe confondersi con il Dio vendicatore dell’Antico Testamento.

Siamo giunti alla fine del viaggio, anche a noi non resta che contemplare per un ultima volta l’Isola di Montecristo: lo scrigno di sabbia e roccia da cui sono scaturite tante meravigliose peripezie.

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