Notti delle mille e una notte

Il Caffè dei Principi profuma di spezie e di storie. Qui, nel cuore di un Oriente misterioso, ma anche pericoloso, si riuniscono attorno a una tazza di tè i concittadini dell’affascinante Shahrazàd. Le notizie passano di bocca in bocca, insieme al racconto delle gesta della nuova regina.

Nagib Mahfuz in Notti delle Mille e una notte trasporta il lettore nel mondo della bella tessitrice di storie. Nella sua favola, il fascino dei palazzi scintillanti d’oro e gemme preziose, dei tesori nascosti, delle oasi, che spesso cela la crudeltà insita nei racconti delle Mille e una notte, si scontra con la cruda realtà: il paese di Shahrazàd è in preda al caos, alla follia degli uomini e alla corruzione. Il sultano Shahriyàr è rimasto ammaliato dalla bella narratrice, ma si è macchiato del sangue di molte vergini innocenti: i suoi sudditi temono che non sia davvero cambiato. Mentre Shahriyàr lotta con i suoi demoni interiori, gli abitanti dei quartieri sono soggetti a governanti interessati solo al proprio tornaconto.

Tra i vicoli e le botteghe si aggirano delle presenze sovrannaturali, dei geni, che interferiscono con la vita dei sudditi del sultano. Questi spiriti, come le streghe di Macbeth, sono capaci di indurre in tentazione ogni uomo, ma possono farlo solo perché nei cuori delle loro vittime si nasconde già un seme di malvagità. I demoni scatenano il caos mettendo in luce le ipocrisie degli uomini: tutti affermano di essere dei devoti credenti, ma rispettano solo esteriormente i precetti del Corano.

In un regno dove imperversano la crudeltà e il fanatismo religioso, spetta ai geni alterare gli equilibri, smascherando i corrotti o spargendo sangue innocente, a seconda della loro indole capricciosa. Alcune entità si divertono a traviare cittadini irreprensibili, mentre altre discorrono con uomini potenti, come il capo della polizia, per metterne in luce la viltà:

-Che sai dei potenti?

-Ogni particolare. Sono ladri meschini.

-Ma tu li proteggi con la tua spada affilata, – commentò la voce sprezzante, – e cacci i loro nemici, tutte persone nobili, autorevoli e diligenti.-

-Io eseguo gli ordini e la mia condotta è chiara.

-Al contrario. Sei perseguitato dalla maledizione di proteggere i criminali e reprimere i nobili.

Nel palazzo, non risuonano più le magiche parole di Sharahzàd perché per Shahriyàr è giunto il momento di scendere in mezzo ai suoi sudditi per assistere con i suoi occhi alla follia e all’instabilità che si sono impadronite del sultanato. Molti personaggi sono destinati a venire utilizzati come pedine, in un gioco in cui sono i demoni a dettare le regole: il sultano stesso non riesce a sottrarsi al richiamo delle passioni. Tutti gli uomini cadono vittima dei loro istinti più bassi, mentre le donne non hanno nessuna voce in capitolo.

L’unico personaggio che riesce a resistere ai richiami dei geni, ad apportare un cambiamento senza spargere sangue è il ciabattino Ma’rùf, un umile eroe imperfetto. Ma’rùf riesce a rimanere fedele a sé stesso e a non cedere alla volontà dei demoni. La sua forza risiede in una menzogna, in una bugia che in fin dei conti non è altro che una storia, come quelle narrate da Sharahzàd.

Le notti delle mille e una notte trascorrono lasciando dietro di sé un senso di tristezza, l’impressione che dovranno trascorrere altre mille e poi ancora mille notti prima che gli uomini raggiungano la saggezza.

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