Terre selvagge

Sebastiano Vassalli accoglie il lettore sulla soglia della prima pagina, lo invita a sedersi sotto le fronde di un albero, magari di una delle betulle che si vedono nei boschi piemontesi, e ad ascoltare la storia della battaglia dei Campi Raudii.

La voce di questo grande autore, che ci ha regalato capolavori come La Chimera, continua a rivivere e ad affascinarci, mentre racconta, con semplicità ed ironia, uno dei capitoli della nostra storia. Terre selvagge è romanzo da leggere ad alta voce attorno a un fuoco, piuttosto che un romanzo storico da sfogliare in solitaria: si ha l’impressione di stare ascoltando qualcuno disposto a spiegare, con pazienza, ogni termine oscuro, a tradurre ogni parola latina, in modo che nessuno possa sentirsi escluso. Il narratore interviene per spiegare, per cancellare il velo dell’oblio disceso su fatti tanto lontani da noi, per ricordarci che quegli uomini, vissuti secoli fa, non so poi così diversi da noi.

Si erano fatte delle gare di lotta e delle prove di forza. Gli indovini e i maghi avevano lavorato fino a notte, oltre che a fare pronostici per l’anno che era appena incominciato, a neutralizzare malocchi e incubi e a rispedirli a chi li aveva mandati. (Un preannuncio, se così si può dire, in chiave magica, della posta elettronica di oggi.

Tra i personaggi usciti dalla penna di Vassalli, tra le voci che si affiancano a quelle dei protagonisti “storici”, spicca quella di Sigrun: una giovane barbara che si sente “diversa” dal resto del suo popolo e vuole affermare la sua indipendenza. Questo personaggio, fuori dal coro, ricorda Antonia, la protagonista de La Chimera.

Perché a una donna non dovrebbe essere concesso di vivere senza un marito, come molti dei nostri sacerdoti che vivono senza mogli, e perché nel nostro popolo non ci sono sacerdoti donne?

La battaglia dei Campi Raudii, destinata a segnare il destino di Sigrun e del suo popolo, emerge dalle nebbie della storia attraverso un attento lavoro comparativo sulle fonti: Vassalli si impegna per contrastare il “revisionismo” di Silla anziano che, nei suoi scritti, ha cercato di raccontare il passato così come lui avrebbe voluto che fosse.

Lo scontro decisivo tra gli uomini di Caio Mario e gli invasori viene narrato senza alcun compiacimento: la guerra richiede tattica e strategia, ma resta pur sempre una grande carneficina e la stessa immagine dell’Arco di trionfo del comandate viene oscurata dal ricordo del tanto sangue versato.  Vassalli guarda ai classici, per descrivere la battaglia: mette in scena il dramma di due personaggi che ricordano Eurialo e Niso e suscita nei lettori un sentimento di pietà per i vinti, come Tasso nella Gerusalemme Liberata.

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