Torino Mon Amour

La settimana scorsa, dopo aver letto “Torino è casa nostra” di Culicchia, mi è venuta voglia di raccontare la “mia Torino” quella che è stata la mia casa, per periodi alterni, negli ultimi anni. Mi piacerebbe portarvi a visitare quelle che per me sono le stanze di questa città/appartamento, i miei luoghi del cuore in città.

L’ingresso. Per me l’ingresso può essere solo uno: la stazione di Porta Nuova, la mia porta d’accesso a Torino. Spesso, prima di salire sul treno mi sono concessa una pausa alla Feltrinelli Come non si può amare una stazione con una simile libreria?

La cucina. Non si può visitare Torino senza fermarsi da Olsen, in Via Sant’Agostino. Troverete ad aspettarvi un magnifico Svedese alle mele e cannella o due splendide damine al cioccolato: la classica Sacher e quella “rivisitata” al cioccolato bianco e confettura di frutti di bosco. Dovete solo cercare di non arrivare troppo tardi o rischierete di rimanere a bocca asciutta: i dolci di questa piccola, deliziosa torteria vanno a ruba. Per me, che non ho mai amato cucinare, la cucina è anche l’Hamburgeria di Via delle Rosine che dà la possibilità di comporre il proprio panino scegliendo gli ingredienti e offre sempre nuove combinazioni.

La camera da letto. il quartiere di Vanchiglia, una specie di “paese” all’interno della città, dove ho vissuto nei miei anni da universitaria. Uno dei suoi punti forti è il caffè/teatro della Caduta.

Il salotto. La biblioteca di Lettere e Filologia in Vanchiglia e, nella bella stagione le piazze di Torino: San Carlo, Vittorio Veneto e Cavour.

Il bagno. Il Salone del libro. Perché? Perché, di solito, a maggio piove e quando devi tornare dal Lingotto in metro ti fai la doccia o la fanno i tuoi amici che si sono dimenticati l’ombrello. In alternativa, i getti d’acqua di Piazza Castello: provate a resistere alla tentazione di attraversarli, quando le temperature, in estate, diventano bollenti.

Il giardino. Il Valentino, what else? Il polmone verde della città è stupendo in ogni stagione: sia quando le foglie si tingono d’oro, sia quando sbocciano i fiori. In inverno, l’unico problema è la nebbia che scende dagli irti colli, con una velocità sorprendente. Passeggiando nel parco si possono ammirare dei gioielli come: il giardino roccioso, con ruscelletti d’acqua e ponticelli, il Borgo Medievale e la Fontana dei Dodici mesi, che compare in una delle scene della fiction “La donna della domenica” (ma non nel libro e che dovrebbe essere valorizzata di più).

La cantina. Le gallerie sotterrane del Museo Micca. Se doveste visitarle, ricordatevi, per favore, di indossare le scarpe da ginnastica: c’è chi ha provato a visitarle con i tacchi (non io) e se n’è pentito.

Il solaio. Amo osservare le città dall’alto. Torino può essere ammirata dal Monte dei Cappuccini (la salita sembra tremenda, ma non lo è affatto) o dal terrazzino panoramico della Mole. Chi, invece, è in vena di fare esercizio fisico o è un po’ folle, come me, può salire sul Campanile del Duomo. Se la giornata è limpida, ed è inverno, la vista della cerchia delle Alpi innevate, che abbracciano la città,  toglie il fiato.

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