Stay were you are and then Leave

Le “etichette” mi hanno sempre dato fastidio: non capisco perché alcuni libri debbano essere considerati “solo per bambini” quando non lo sono. Quando ho comprato Stay were you are and then Leave  di John Boyne, la dicitura dai 9 ai 12 anni era coperta da un adesivo, per fortuna, altrimenti avrei rischiato di non sceglierlo.

Ne “Il bambino con il pigiama a righe”, Boyne ha raccontato l’orrore dell’Olocausto attraverso lo sguardo di due bambini, mentre in “Stay were you are” ha messo al centro, al cuore,  del libro un giovanissimo protagonista che si ritrova ad affrontare i drammi della Prima Guerra Mondiale. La trama ruota attorno ad Alfie Summerfield che vede cambiare da un giorno all’altro la sua vita, quando suo padre si arruola come volontario nell’esercito: la sua famiglia e gli abitanti di Damley Road, la strada in cui abita, vengono colpiti dall’avvento della battaglia, da uno scontro destinato a mutare per sempre equilibri e destini.

Boyne ricostruisce con precisione la Londra sconvolta dal conflitto, il suo clima politico, ricostruendo un quadro fedele ed accurato di quegli anni. Lo scrittore, filtrando il racconto attraverso gli occhi di Alfie, sceglie di concentrarsi non sui grandi campi di battaglia, ma sulla città, su chi è rimasto a casa ad aspettare e su chi rientra dal fronte, ferito nell’animo e nello spirito. Come Lemaitre, in Ci rivediamo lassù, Boyne mette in luce i traumi psicologici a cui sono sottoposti i soldati. Le ferite più profonde sono quelle interiori, quelle a cui nessuno sembra voler prestare attenzione:

When a men has his legs blown off, the evidence is there before one’s eyes. When he says that his mind is destroyed, well…

Commenta, scettico, il Primo Ministro inglese. Però, Alfie crede a quegli uomini, perché ha scoperto che suo padre, che credeva disperso o morto, si trova in un ospedale militare, un luogo dove sono stati portati i soldati con “la mente distrutta”, un girone infernale di sangue e follia, che ricorda i quadri di Otto Dix:

His father couldn’t be here; it wasn’t possible. No one could be in a place like this and not go mad

Boyne mette anche al centro dell’attenzione la “pazzia” che si impossessa dei comuni cittadini, portandoli a vedere in ogni straniero una potenziale minaccia, una spia. Tutti i londinesi sembrano essere contagiati dalla guerra e quasi nessuno, pare capace di comprenderne l’orrore. Solo Joe Patience, un vicino di casa di Alfie, non vuole avere niente a che fare con l’insensata carneficina e rifiuta di arruolarsi: conosce sin troppo bene la violenza e, anche a costo di venire considerato un codardo e un traditore, non è disposto ad accettare di ferire un altro essere umano:

If I went down the street now and hit a man on the head with a hammer, sent him to his maker, they’d put me in jail for it. They might even hang me. But because I wouldn’t go over to France and do the same thing, they put me in jail anyway. Where’s the justice in that, can you tell me? Where’s the sense?

Spetterà proprio a Alfie e a Joe, eroi imperfetti, mettere in luce l’assurdità del conflitto e cercare disperatamente di riportare la pace nella loro Damley Road.

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