Il filo del rasoio

 

Difficile è il passo sul filo tagliente di un rasoio: così i saggi dicono che ardua è la via della salvezza Katha Upanishad

 W. Somerset Maugham si chiede se sia possibile raggiungere un livello di conoscenza tale da raggiungere l’Illuminazione, una sapienza capace di rischiarare il cammino e spiegare le contraddizioni del mondo. Ne Il filo del rasoio lo scrittore racconta il percorso di Larry Darrel un giovane che, dopo aver assistito agli orrori della Grande Guerra, si interroga sulla spinosa questione del male e cerca di vivere intensamente, di ottenere una risposta ai suoi interrogativi.

I personaggi di Maugham e l’autore stesso, che racconta la storia in prima persona, sono sospesi tra due mondi: da una parte c’è l‘America, capitalista e insaziabile di denaro, che però si avvia verso il baratro della Grande Depressione; dall’altra, l’Europa, patria di artisti e intellettuali, ma anche terra di dissoluzione, velata dai vapori dell’oppio e dell’alcol, intrappolata in un party decadente.

Larry per saziare la sua sete di sapere, per acquistare una conoscenza che sembra renderti in grado di “toccare le stelle” ha bisogno di raggiungere un’altro mondo: l’Oriente mistico. Qui sembra trovare una risposta alla grande questione del male: la sua teoria viene esposta in un capitolo che Maugham consiglia, provocatoriamente, di non leggere perché non serve a far progredire la trama.

Dopotutto gli uomini li ha creati Lui (Dio): se li ha creati tali che per loro è possibile peccare, è stato perché così ha voluto. Se io addestro un cane a saltare alla gola di ogni estraneo che entra nel mio cortile non è giusto che lo bastoni quando lo fa.

In realtà, alla fine del romanzo non si ha l’impressione di avere appena letto una rivelazione, di aver risolto una questione così complessa. Credo, che più che altro, si possa capire la nobiltà di un’aspirazione verso la conoscenza. Larry, come il protagonista del “Grande amico” o come Sal Paradise, sembra destinato a vivere sempre sulla strada, a continuare a viaggiare in eterno per approfondire la sua conoscenza della vita, per placare un’insaziabile sete di conoscenza.

Maugham sembra invitare il lettore a mantenere affilata la lama della sua intelligenza, per evitare di lasciarsi traviare dalla passione, dalla vanità, dal denaro o di annegare nella disperazione, come accade ad altri personaggi del romanzo. Forse, è meglio rinchiudersi per delle ore in una biblioteca, piuttosto che passare da una festa all’altra, cercando di corteggiare potenti che non si ricorderanno il nostro nome quando avremo bisogno di loro.

Il conflitto tra la ragione e l’ideale è incarnato dalla coppia Larry/Isabel. Isabel è innamorata di Larry, ma non è disposta a sposarsi con un uomo che “non vuole mettere la testa a posto” né lavorare, perché deve inseguire i suoi sogni. Alla fine del romanzo, Larry sembra aver ottenuto delle risposte, mentre Isabel si è lasciata corrompere dal decadimento, dal marciume, consacrandosi alle divinità della bellezza e del denaro.

Secondo me, camminare sul filo del rasoio significa anche trovare un equilibrio tra razionalità e spiritualità. Come se fosse facile…

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