Dio di illusioni

Dio di illusioni, Donna Tartt, copertina

La bellezza è terrore…

Richard è affascinato dalla bellezza, dall’aspetto esteriore delle persone, dall’ apparenza. Quando ha lasciato la sua tanto odiata famiglia, per trasferirsi nel college di Hampden e dedicarsi allo studio della Letteratura, ha creduto di toccare il cielo con un dito, senza rendersi conto di essere appena entrato in una raffinatissima trappola. Tutti gli studenti sembrano aggirarsi per il campus come anime perse, annullandosi con droghe alcol e inutili festini. Solo gli studenti del raffinato grecista Julian, ricchi e affascinanti, sembrano spiccare tra la folla. Richard decide che deve entrare a tutti i costi nel loro circolo, anche a costo di mentire, ma non sa che c’è un prezzo da pagare, un tributo di sangue da rendere al Dio delle illusioni, per essere ammessi tra di loro.

Donna Tartt regala al lettore un romanzo ricco di citazioni classiche, un testo che spinge a chiedersi più di una volta quale riferimento letterario si celi dietro ogni pagina. La discesa agli inferi di Richard e degli altri ragazzi ricorda una tragedia greca: personaggi segnati da un originario difetto, da un marchio di Caino che qui sembra essere la loro incapacità d’amare, sono trascinati in un vortice di follia e auto-distruzione. La scrittrice sembra anche rifarsi al modello di Shakespeare: l’immagine del sangue versato ossessiona i suoi personaggi, novelli Lord e Lady Macbeth, che si muovono in un’atmosfera allucinata degna di Elsinore; non è un caso che Richard decida di studiare i grandi maestri elisabettiani. L’atmosfera di Hampden ricorda anche scenari degni di Belli e dannati e del Grande Gatsby:

leggevo il Grande Gatsby (…) con la speranza che mi tirasse su di morale; ovviamente, mi fece sentire solo peggio, poiché nel mio stato di depressione non vi vedevo null’altro se non una supposta, tragica affinità tra Gatsby e me medesimo.

Dio di Illusioni ruota attorno al contrasto tra lo spirito Dionisiaco (irrazionale) e quello Apollineo (razionale), ma lo interpreta in una nuova chiave. Gli allievi di Julian danno inizio alla loro rovina quando decidono di abbandonarsi a Dioniso, di perdersi nei riti dedicati a Bacco, nel terrore dell’estasi.

Trionfo di Bacco Wikipedia

Eppure, anche lo spirito di Apollo assume una connotazione negativa: l’algido Julian si interessa solo a sé stesso e la sua compostezza, il suo controllo di sé diventa sinonimo di un’incapacità di aprirsi agli altri; allo stesso modo, Henry, il suo discepolo prediletto, si presenta come una sorta di Sherlock Holmes in negativo, incapace di sfruttare la sua intelligenza a fin di bene e desideroso di non pensare, perché gravato, come Amleto, dal suo stesso intelletto.

Apollo wikipedia

Richard si rende conto, troppo tardi, di non essere stato in grado di rendersi conto del vero volto del Dio di illusioni (o forse dei due dei): la bellezza si trasforma in terrore se non si è capaci di controllare sé stessi e di aprire gli occhi sul mondo che ci circonda. Se solo avesse letto Orazio:

Risparmiami, risparmiami,
Bacco, che atterrisci col tuo tirso fatale. (A Bacco, Orazio)

Concedimi dunque, Apollo, che in buona salute
goda di quanto possiedo e, ti prego,
con mente lucida… (Ad Apollo, Orazio)

Se solo avesse avuto un cuore…

Ringraziamenti (doverosi): grazie mille a Vikibaum per avermi fatto conoscere questo libro con la sua recensione, che vi consiglio. Photo credits: “0 Apollon du Tibre – Pal. Massimo alle Terme (2)” di Copy after Phidias (Greek, 5th century BC) – Jean-Pol GRANDMONT (2011). /”Velázquez – El Triunfo de Baco o Los Borrachos (Museo del Prado, 1628-29)” di Diego Velázquez –

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