Il Natale del commissario Ricciardi

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L’arte del narratore e quella dei Figurari hanno in comune più di quanto si possa pensare. Lo scrittore, come chi si prepara a mettere in scena la Natività, deve allestire un paesaggio, renderlo credibile, montare pezzo dopo pezzo i singoli elementi, partendo da uno sfondo che va arricchendosi di dettagli, di scene  e luoghi simbolici. Chi scrive, come un figuraro, deve modellare i suoi personaggi, rifacendosi alla vita reale, ma dotando ognuno di caratteristiche specifiche, assegnandogli un ruolo ben definito.

In Per mano mia, De Giovanni fonde l’arte dei maestri di via San Gregorio Armeno con la sua, sposa le figure e la parola. L’autore regala ai lettori una precisa comprensione del Presepe napoletano, dei suoi significati nascosti:

Il presepe è una delle tradizioni più antiche e consolidate del nostro popolo. Attraverso esso, nei momenti vari della storia di questa città, sono state rappresentate situazioni e personaggi entrati a far parte della fantasia reale. Vedete, ogni presepe, anche il più povero, è su tre livelli: in alto il castello di Erode, là che rappresenta il potere e la prevaricazione (Mergellina, dove abitava la vittima del caso che Ricciardi deve risolvere); in mezzo la campagna, col gregge, i pastori e il resto; in basso e davanti, la grotta con la Natività. (…) il pozzo, che non manca mai, rappresenta un collegamento diretto del mondo con gli Inferi (lo stesso commissario che ha la sventura di poter udire la voce dei morti, la loro ultima eco). Come vedete anche l’oscuro e il male trovano rappresentazione ne presepe. Come nella vita, no?

De Giovanni combina luci e ombre, trasformando Napoli in un immenso presepe: ogni personaggio è combattuto tra male e bene, tra felicità e dolore. La festa imminente spinge i personaggi, specialmente il brigadiere Maione, a interrogarsi sul ruolo che si sono ritagliati, sul posto che gli spetta in quel Presepe. La statuina di Giuseppe assume un ruolo chiave: la vittima ha pagato con la vita la sua pretesa di interpretare il ruolo del perfetto padre di famiglia, nascondendo la sua vera, crudele, indole; due dei sospetti sono dei genitori che potrebbero aver messo mano al coltello per proteggere la loro famiglia; Maione è costretto ad affrontare una decisione che potrebbe mettere a rischio la sua moralità, la sua identità di papà e poliziotto.

Leggendo per Mano mia, si ha l’impressione di camminare per le strade di Napoli, di osservare i febbrili preparativi per la festa. Si possono cogliere i suoni, ammirare i colori delle statuine, annusare, con l’acquolina in bocca l’odore del cibo. Alla fine si prova quasi il desiderio di trasformare il racconto in un presepe, di metterne in scena le parole e i luoghi. Così ho deciso di iniziare a montare il mio personale presepe letterario a partire dalla Chiesa di San Ferdinando >http://www.cityteller.it/place/18623/ e di continuare a collocare una statuina/citazione dopo l’altra sulla mappa di Cityteller.

Buon dicembre lettori 🙂

(Photo Credits: “La via dei pastori – particolare di un banco- Napoli” di Raffaella from Napoli. – http://www.flickr.com/photos/acetosa888/2071450345/ la via dei pastori – particolare di un banco)

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