Il bordo vertiginoso delle cose

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Un mondo in bianco e nero, senza sfumature: ricordo così gli anni del Liceo, quando tutto era o giusto o sbagliato, ero rinchiusa in un recinto di convenzioni, di rigide regole che stabilivano l’ appartenenza o meno a un determinato gruppo. Spesso mi ritrovavo a pensare che non fosse giusto, che la verità non si potesse trovare solo in un’interpretazione arbitraria della realtà. Intuivo che quando due persone raccontano versioni diverse di una storia non è detto che una debba avere per forza torto e l’altra ragione. Diamine, quanto mi sarebbe piaciuto avere un’insegnante come Celeste, uno dei personaggi de Il bordo vertiginoso delle cose, di Gianrico Carofiglio:

La verità non è qualcosa che si intuisce e si mantiene per sempre, è il risultato della discussione. In ogni punto di vista ci sono elementi condivisibili ed elementi da rifiutare. Se pensiamo che una tesi – la nostra- contenga tutto il bene e le altre tutto il male, ci precludiamo la possibilità di progredire. Il grande merito dei sofisti -offuscato in secoli di storia della filosofia in cui sono stati diffamati e svalutati- sta nel riconoscimento del potere del linguaggio, della sua capacità di produrre la conoscenza.

Enrico, il protagonista del romanzo, si ritrova a compiere un viaggio nella memoria, a ripercorrere le tappe della sua adolescenza, imparando a conoscersi dal punto di vista degli altri. Per riuscire a sbloccare la sua vita affettiva e la sua ristagnate carriera di autore, con un solo libro pubblicato all’attivo, deve ritornare al suo paese natale, Bari e immergersi nei ricordi del passato, riesaminandoli con lucidità. Solo guardando sé stesso e i suoi conoscenti attraverso gli occhi di un adulto e non di un ragazzino, con pretese da intellettuale e attratto dalla violenza, Enrico può rimettere a posto i pezzi della sua identità, della sua storia.

Per molti anni, il protagonista ha provato la tentazione di mentire a sé stesso e agli altri altri, per nascondere i suoi difetti, i suoi fallimenti. Chi manipola le parole e le storie rischia di lasciarsi intrappolare nella sua stessa rete di bugie:

Sparare balle era più forte di te. Diventando adulto le cose non erano cambiate e dopo aver scritto e pubblicato il tuo romanzo, erano decisamente peggiorate. La manipolazione della realtà era diventata un fatto sistematico e non un divertimento episodico.

“Cast enough illusions and you risk forgetting what is real”: viene da pensare al Loki cinematografico. Per fortuna, Enrico ha la possibilità di redimersi, di affacciarsi sull’abisso dei ricordi per riemergerne con una maggiore consapevolezza. Il protagonista può spezzare l’illusione di un mondo in bianco e nero e aprire gli occhi sulle sfumature della realtà, imparando a concentrarsi non solo sulla sua versione dei fatti, ma anche su quella degli altri.

 

 

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5 pensieri riguardo “Il bordo vertiginoso delle cose

  1. Carofiglio per diverso tempo è stato uno degli autori italiani che seguivo di più. E’ venuto spesso al Salone del Libro di Torino. Interessanti le sue presentazioni, ha una dialettica notevole ed è piacevole ascoltarlo. Negli ultimi anni la sua scrittura mi sembra abbia seguito un lento declino e me ne dispiace.

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    1. Non ho letto tutti i suoi libri, quindi non ho potuto seguire come te l’evoluzione o de-evoluzione del suo stile. Mi piace molto la sua capacità di “portare” il lettore dentro la realtà barese. Chissà, magari i suoi prossimi libri ti stupiranno. Grazie per la visita e per il commento.

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