Le dimensioni contano…

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anche per i lettori. Libri mutilati, libri tagliati a metà, privati di parole. Libri per lettori che non hanno tempo né voglia di sfogliare più di un certo numero di pagine (ma sono dei lettori questi?) Li chiamano libri distillati: hanno scatenato l’indignazione di tutti gli amanti della letteratura che, in questi giorni di feste, si stavano godendo i volumi che avevano trovato sotto l’albero.

L’iniziativa di una casa editrice, che ha promesso di mettere in circolazione edizioni “ridotte” di grandi romanzi e bestseller, ha infuocato la rete, scatenando commenti ironici e una serie di articoli di risposta, come quello di Davide Mazzocco su Blogo: chi ama i libri  non ha potuto non sentirsi offeso da una simile proposta.

Certo, un testo può essere rimaneggiato per essere reso più accessibile, per avvicinare nuovi lettori a un autore, penso al tentativo di Steinbeck di “tradurre” in inglese moderno le leggende di Re Artù. Si possono anche scrivere nuovi testi, ispirandosi  a vecchie storie, ma non si può manipolare un’opera semplicemente perché è troppo lunga. Mi spiegate che fine fa il diritto d’autore in tutto questo? Mi viene da pensare a uno dei  capitoli di Nicholas Nickleby in cui Dickens difende il diritto d’autore. Una scena che qualcuno potrebbe reputare accessoria e decidere di tagliare:

(…) piglia i libri non ancora finiti degli autori viventi, usciti di fresco dalla loro penna, e li taglia, li mutila, li sminuzza, li sbrana (…).

Uno scrittore può davvero essere contento di veder tagliate delle scene e delle riflessioni da un suo romanzo? Si può parlare di fedeltà al testo? Per esempio, Il cardellino di Donna Tartt è un romanzo che potrebbe essere considerato indigesto da molti, troppo lungo, ma ogni sua parola, secondo me, è importante: in ogni capoverso si nasconde una lezione di scrittura e di vita.

In molti hanno risposto che i lettori che non hanno tempo potrebbero semplicemente rivolgersi a racconti o romanzi brevi, invece di acquistare i distillati. Questo è vero, però credo che bisognerebbe abituarsi anche a leggere dei libri più lunghi, ritagliandosi dei minuti nell’arco della giornata, assaporando un testo per settimane invece che per poco più di un’ora. Perché? Perché è un ottimo modo per allenare la concentrazione, per evitare l’impulso a leggere sempre meno attentamente, a saltare di click in click da una notizia all’altra: una sorta di frenesia che internet sta stimolando sempre di più. Se volete testi di 240 caratteri o simili, leggete dei tweet, non dei libri. Per favore, evitate i distillati: imparate a conoscere con calma gli eroi perfetti e imperfetti della letteratura, a innamorarvi di loro e dei loro creatori. Preferite a uno speed date, una romantica cena a lume di candela.

Rassicuratemi, leggete ancora romanzi più lunghi di duecento pagine, vero?

(photo credits: “Scaffale libri” di ​wikipedia user Mix.)

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11 thoughts on “Le dimensioni contano…

  1. Buondì Benny e Buon Anno!
    Presente… sono la lettrice che ama i libri over 200 pagine, giacché quelli troppo brevi mi innervosiscono (tanto che ben tre di loro sono finiti tra i peggiori libri letti nel 2015).
    Cosa penso dei Libri Distillati? Beh, credo un po’ tutti da piccolini abbiamo letto i libri che riassumevano i grandi classici: io in prima media avevo letto in francese il riassunto di Frankenstein e Uno studio in rosso, mentre alle elementari avevo letto i fumetti de L’isola del Tesoro, Il giro del mondo in ottanta giorni, I promessi sposi e Il vento tra i salici.
    Però, ero piccola avevo dai sette agli undici anni… ci sta che un bambino di quell’età sia ancora “incapace” di leggere il “mattone” completo.
    Ma un adulto che per leggere un libro deve vederlo riassunto in cento paginette scrause, beh… è agghiacciante!
    Claudia

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    1. Buon anno anche a te e grazie per il commento: fa sempre piacere sapere che ci sono ancora lettori che amano i romanzi corposi e considerano “scrause”100 paginette :). Riguardo ai libri per bambini riassunti, credo che a volte sarebbe meglio aspettare e leggere i testi completi quando si è in grado di apprezzarli al meglio 😉 Buone letture!

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  2. Purtroppo la pratica del tagliare le pagine è in uso già da tempo, all’insaputa dei lettori. Se si va a fare il confronto con gli originali, si scopre che molti romanzi hanno interi paragrafi tagliati via. Per rendere più scorrevole un testo, dicono.

    Be’, almeno questa volta hanno avuto la decenza di dire che il libro che andrai a comprare è solo una parte dell’originale. XD

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    1. Ok adesso sono preoccupata, spero di non avere nessun testo “tagliato” nella mia libreria. Mi interesserebbe saperne di più, mi aspetto un tuo articolo sull’argomento, se ne hai voglia ;). Lasciate decidere ai lettori se un testo è scorrevole o no…Mi ricordo ancora la faccia che una commessa ha fatto quando ho comprato Guerra e pace, del tipo ma vuoi davvero leggere ‘sto mattone. Sì, lo voglio! Uff… Comunque grazie per il commento e buon 2016 tra i libri (si spera non distillati) 🙂

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  3. Un libro tagliato(distillato), è un delitto! Mi ricordo quando a scuola si usava il Bignami, un libricino molto distillato, perchè il riassunto era meno faticoso e più veloce da imparare. E’ anche vero che dalle ultime statistiche si evince che in Italia si scrivono dei romanzi abbastanza lunghi e questo fatto sta penalizzando l’editoria. I romanzi, anche se lunghi, devono sempre esserci in una libreria, soprattutto se il contenuto è piacevole da leggere.

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  4. Sto terminando di leggere, dopo circa un anno, tutta À la recherche du temps perdu.
    Non ho difficoltà a leggere testi che superano le duecento pagine ma…
    – non è la quantità che conta ma la qualità della scrittura
    – la qualità non è obbligatoriamente legata alla ricercatezza dei termini ma al tipo di sintassi e ad altre cose indefinibili che fanno “lo scrittore”
    – Oggi si legge poco e anche la rete e i social hanno la loro brava responsabilità nella carestia di lettura, blog compresi.
    – La letteratura vera non guarda nè dimensioni nè audience, li trova
    – Non tutti i testi sono accessibili se mancano cultura di base storica, sociale e geografica. Non tutti i testi sono accessibili per un’utenza che si è ormai abituata alla lingua dei 140 caratteri e a un vocabolario di solo mille termini.
    – In quest’ottica non escludo e non condanno in assoluto l’idea di ridurre certi testi per provare a renderli più accessibili: forse così qualcuno avrà lo stimolo a rileggere l’originale o leggerne altri.
    Bell’argomento, bravo.

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    1. Il tuo punto di vista è decisamente interessante. Concordo: conta anche la qualità non solo la quantità ;). Quanto ai social, credo di vederla da un punto di vista diverso, ma immagino dipenda dall’aver trovato consigli utili di lettura su blog che seguo e spunti inaspettati persino su Twitter. Grazie per il commento e buone letture.

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