Il processo

Non aprire quella porta. Non avventurarti da solo in quella foresta. Avete presente quei momenti in cui vorreste poter mettere in guardia il protagonista di un libro, o di un film, perché sapete che sta per accadergli qualcosa di orribile? Ecco, leggere Il Processo di Kafka equivale a provare quella sensazione dalla prima all’ultima riga. Il lettore sa che K., il protagonista accusato da un misterioso tribunale, non riuscirà a dimostrare la sua innocenza e che dovrebbe fuggire, invece di provare a ragionare con il sistema che ha deciso di stritolarlo tra i suoi ingranaggi.

Non sappiamo di quale colpa si sia macchiato K., né sappiamo chi sia a capo della misteriosa organizzazione che lo perseguita. Si ha l’impressione che il protagonista, come alcuni personaggi di Roth, sia tormentato da un implacabile Destino, che abbia inavvertitamente messo in moto una macchina infernale. Se altri personaggi non attestassero l’esistenza del Tribunale, potremmo quasi convincerci che l’accusa sia un frutto della mente di K. Viene da chiedersi se i giudici non rappresentino la Vita stessa, che mette alla prova ognuno di noi e che a volte ci appare priva di senso, tanto quanto i procedimenti giudiziari descritti da Kafka. L’unica certezza è il crescente senso di soffocamento, di panico che invade il lettore, mentre K. si inoltra nei meandri del Tribunale.

Quest’opera incompiuta sembra preannunciare l’avvento del nazismo, pare dotata di uno slancio profetico. Però, potrebbe anche essere stata ispirata dal tirocinio che l’autore compì nei tribunali. Si ha l’impressione che l’autore volesse denunciare un sistema in cui regnava sovrana la corruzione:

Un’organizzazione che non solo dà lavoro a guardie corruttibili, a stupidi ispettori e a giudici istruttori che nel migliore dei casi sono mediocri, ma che deve anche mantenere una magistratura di alto e di altissimo grado (…) In mezzo a tutte queste assurdità come sarebbe possibile evitare la più grave corruzione dei funzionari?

Kafka descrive un mondo oscuro, dominato dal denaro e anche dal sesso: le donne sono viste come oggetti da conquistare, di cui impadronirsi per ottenere favori. Un universo asfittico, soffocato dalle sue stesse assurde leggi che impediscono un contatto con la vita reale, con l’umanità:

Ai funzionari mancava il contatto con la popolazione, erano ben dotati per i processi comuni (…) ma riguardo ai casi semplicissimi, come pure riguardo a quelli particolarmente difficili, erano spesso disorientati, perché sono chiusi costantemente giorno e notte, nella loro legge, non avevano il giusto senso dei rapporti umani, cosa di cui sentivano la mancanza in tali difficili casi.

Il mondo del Processo è un mondo in cui la parola non è più uno strumento di conoscenza, ma di mistificazione: serve a ingannare, a confondere, rendendo impossibile l’applicazione della giustizia.

Per approfondire:

  • Il processo è un’opera complessa, che si presta a diverse interpretazioni. Mi sono limitata a scrivere alcune mie considerazioni: invito chiunque volesse saperne di più ( e da fonti più autorevoli 😉 ) a leggere l’analisi di Cliffnotes.
  • Gli amanti dei film non dovrebbero lasciarsi sfuggire l’adattamento cinematografico, diretto da Orson Wells.
  • Chi è interessato alla splendida Praga non può lasciarsi sfuggire l’articolo de Ilsole24ore  dedicato a Kafka e al Duomo.

 

 

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