Dagli Impressionisti… al pesto

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I Buongustai dell’arte mi hanno insegnato che non esiste connubio migliore di quello tra cultura e buona cucina. Ieri, ho deciso di provare, nel mio piccolo, a seguire le orme dei conduttori dell’omonimo programma. Ecco com’è andata.

Premessa, ogni volta che arrivo a Brignole mi sento fuori dal mio elemento, come Batman lontano da Gotham city. Avrei dovuto studiare in questa città, avrei dovuto trascorrerci alcuni mesi, una volta laureata, ma per un motivo o per l’altro non è mai scoccata la proverbiale scintilla tra me e La Superba. Nonostante tutto, non potevo perdermi la mostra dedicata ai capolavori del Detroit Institute, che si sta svolgendo a Palazzo Ducale (sarà possibile visitarla sino al 10 aprile).

La mia prima tappa è stata dedicata alla cucina. Dopo aver acquistato i biglietti per la mostra, mi sono diretta verso la Salita Pollaiuoli, a pochi metri di distanza dal palazzo. In questa via si trova lo storico Caffé degli Specchi. Il poeta Dino Campana è stato cliente del locale, a cui ha dedicato i versi che si possono leggere su una targa posta accanto all’entrata “Entro una grotta di porcellana/ sorbendo caffè/guardavo dall’invetriata la folla salire veloce”.

Mi sono fermata al numero 22, al Balcone: un delizioso ristorantino dall’aria bohémien. Superata una rampa di scale, si raggiunge una sala con le pareti dipinte di rosso e tappezzate con ritagli di giornale. Sullo sfondo, le portefinestre, con i loro graziosi balconcini, permettono di ammirare il carruggio sottostante. Ho ordinato uno dei miei piatti preferiti, le lasagne al pesto, abbondanti e gustose, seguite da una lussuriosa e decadente torta al cioccolato.

Una volta soddisfatto il palato, mi sono dedicata all’arte. La mostra Dagli Impressionisti a Picasso si apre con un murales che serve da bussola al visitatore: la grafica riassume le diverse correnti artistiche che hanno segnato il passaggio da Monet all’autore di Guernica. Se devo essere onesta, penso che sia il caso di dare un’occhiata a un libro di storia dell’arte, prima di partire alla volta di Palazzo Ducale: consultate la vostra biblioteca o rivolgetevi a parenti e amici, in questo modo sarete in grado di apprezzare al meglio la visita. In alternativa, potete consultare il sito dedicato all’esposizione. Il rischio, infatti, è quello di rimanere sopraffatti da un eccesso di informazioni, di colori e stili. Vale la pena di prendersela con calma, di ascoltare l’audio guida in dotazione e di concedersi qualche minuto di pausa tra una sala e l’altra, per assimilare al meglio le caratteristiche di ogni corrente. Il mio ultimo consiglio è di non dimenticare di prestare attenzione anche all’architettura di Palazzo Ducale.

Quanto a me, posso ammettere di essere stata inebriata, quasi ubriacata da tanta bellezza. Vincent mi ha rubato il cuore: quando sono entrata nella stanza in cui è esposto l’Autoritratto con il cappello di paglia, ho avuto l’impressione che quel piccolo dipinto emanasse una luce propria. Ho ritrovato un inedito Otto Dix, in un ritratto realizzato prima dell’avvento della guerra e dei suoi invalidi. Un altro quadro che ha catturato, oserei dire quasi prepotentemente, la mia attenzione e quella di altri visitatori è Scène de café à Paris di Gervex, forse per la resa dei colori e delle espressioni dei personaggi: si ha davvero l’impressione di essere sulla soglia del locale e di starne osservando gli avventori.

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Henry Gervex Café Scene  wikipedia

Se anche voi volete visitare La Superba e diventare dei Buongustai dell’arte, prima di partire, affidatevi a due guide d’eccezione per programmare il vostro viaggio: Mentelocale, la rivista culturale che raccoglie gli eventi che si svolgono a Genova, e la blogger Dear Miss Fletcher che vi fornirà spunti su angoli insoliti della città e sugli scrittori che sono stati ispirati dal suo fascino.

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