I misteri di Parigi

mist

La cattedrale di Notre-Dame, nelle tavole di Batman Europa #3 sembra uscita da un incubo surrealista: si ha l’impressione che i suoi mostri di pietra stiano per prendere vita e che le vetrate stiano per liquefarsi in un caleidoscopio di colori. Queste illustrazioni mi hanno spinta a cercare in libreria un romanzo ambientato nella capitale francese. Dovendo scartare il capolavoro di Hugo, che avevo già letto, ho deciso di ripiegare sui Misteri di Parigi di Eugené Sue.

Qui sono cominciati i problemi. Umberto Eco, nella prefazione, mette in guardia il lettore: quello che abbiamo per le mani è un romanzo”kitsch, una storia che si è “stata allungata a dismisura” perché il pubblico non voleva che terminasse, il testo di un autore che credeva di poter migliorare la società… credeva appunto:

Il suo socialismo diventa sempre più partecipato, ora piange sulle sventure su cui fa piangere. Certo il limite è tutto qui: proporrà rimedi, ma ne vedremo il limite sentimentalistico, paternalistico e utopistico.

Sue trascina il lettore nei bassifondi di Parigi, nelle bettole più sordide, additando tutti i problemi che affliggono la città. L’unico in grado di poter riscattare i destini dei poveri e gli sventurati che affollano le vie della Cité è il Principe Rodolphe, anche conosciuto come la Provvidenza o ma chi si crede di essere questo tipo? Il nobile, dopo aver lasciato il suo paese natio, si aggira in incognito, nei luoghi malfamati della città: qui incontrerà una giovane destinata a sconvolgere il suo destino e quello degli altri personaggi che ruotano attorno a lui, al sole-Dio- Rodolphe.

Rodolphe è un personaggio problematico, con cui è impossibile identificarsi e per cui non si riesce a provare una sincera simpatia. Sappiamo che si è imposto di aiutare chiunque sia in difficoltà, però non possiamo essere partecipi della sua nobile missione perché i meccanismi del romanzo di Sue sono tragicamente prevedibili: siamo già certi che uscirà vittorioso da ogni sfida che si parerà sul suo cammino e che salverà ogni innocente. Inoltre, il Principe ha un contorto senso della giustizia che lo spinge ad arrogarsi il ruolo di Dio e a stabilire punizioni incredibilmente crudeli per chi ha “peccato”.

Ritorniamo alla nozione di “peccato”, un punto centrale del romanzo: sembra che i personaggi, incluso lo stesso Rodolphe, siano costretti a espiare duramente, con atroci sofferenze, ogni trasgressione. Durante la lettura, si ci può imbattere in dei veri e propri contrappassi danteschi. Eppure, sono alcuni tra i “dannati” ad attirare di più l’attenzione del lettore. Basta pensare alla bella Cecily, una donna dissoluta che si è macchiata di gravi colpe e che è ingaggiata dal principe per sedurre e punire un notaio lussurioso.  Questa femme fatale rimane impressa nella memoria per la sua astuzia e per il suo fascino: sembra anticipare la Irene Adler di Sherlock. Un altro peccatore è il Signore d’Harleville: un epilettico che ha nascosto la sua condizione per potersi sposare. D’Harleville, quando si rende conto di aver rovinato la vita a sua moglie decide di suicidarsi (o meglio Sue decide di eliminarlo per permettere a Rodolphe di poter avanzare delle pretese sulla signora D’Harleville): i suoi ultimi momenti sono forse uno degli unici passaggi in cui l’autore riesce a mettere in luce il tormento di un’anima senza inutili melensaggini o forzature.

I misteri sono un libro “kitsch” che si può considerare tanto l’antecedente dei grandi romanzi a puntate, quanto il precursore dei moderni telefilm (quelli che vanno ancora avanti dopo dieci stagioni e di cui si possono prevedere buona parte delle battute). Eppure, questo “pasticcio” esercita ancora un certo fascino: il lettore può divertirsi a “smontarlo” cercando elementi e espedienti narrativi che sono stati ripresi da Hugo e Dumas, oppure può accettarlo con tutte le sue debolezze e guardare al libro come a un enorme affresco della società parigina del 1800. Certo, Notre Dame de Paris è a tutto un altro livello ma dobbiamo ricordarci che.

Con questo romanzo, Sue ebbe un tale successo che il genere popolare s’impose nella cultura e nell’editoria del tempo, e scrittori come Balzac, Hugo e Dumas affidarono a questo genere i loro libro: senza Sue  e I misteri di Parigi non ce l’avrebbero fatta.

 

 

 

 

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