Grottesco

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Grottesco:
1. agg. Stranamente e bizzarramente deforme, muove il riso pur senza rallegrare: figura g.; aspetto g.; una situazione g.; un tipo, un personaggio g.; talvolta con valore spreg.: un’architettura grottesca.

2. Con uso sostantivato:

a. La particolare situazione, e insieme la sensazione, prodotta da ciò che è paradossale, sproporzionato, strano.

(Dizionario Treccani)

In Grottesco, Patrick McGrath mette il lettore di fronte a una storia paradossale, a un gioco di specchi che confonde le aspettative e dissolve la verità in una miriade di schegge. Non si può non provare un certo disagio sfogliando le pagine del romanzo e entrando nella tenebrosa magione di Crook, una dimora gotica che ricorda la Crimson Peak di Guillermo del Toro o l’Arkham Asylum di Batman:

La nostra dimora si chiama Crook. È un’antica casa padronale cinquecentesca (…). I muri, di legno e mattoni, sono ormai completamente ricoperti d’edera e le finestre sbirciano da dietro il fogliame come gli occhi di una bestia rachitica dal pelo arruffato. Fra le tegole è cresciuto il muschio, e davanti alla casa il viale d’accesso gira intorno a un laghetto fitto di giunchi, ammantato di uno spesso strato di schiuma verde.

Lo scrittore, come in Follia, ci mette di fronte a un narratore inaffidabile: Sir Hugo Coal, il padrone di Crook che è rimasto paralizzato dopo un incidente. Hugo cerca di ricostruire la catena degli eventi che lo hanno ridotto su una sedia a rotelle e che hanno portato alla morte il suo futuro genero, Sidney. McGrath ci fornisce tutti gli elementi di un mistery, ma li sovverte e deforma attraverso lo sguardo del suo protagonista: l’uomo non ci fornisce un resoconto lineare, il tempo si contorce e si riavvolge nella sua memoria. Secondo Coal, il responsabile di tutte le disgrazie che hanno colpito la magione è il suo maggiordomo, Fledge. Potremmo anche credergli, accettando il cliché, ma non ci riusciamo perché avvertiamo delle dissonanze, perché sentiamo suonare dei campanelli d’allarme: Hugo è un padrone dispotico, un uomo concentrato solo sulle sue ricerche scientifiche, quasi disumano e tormentato, sia prima che dopo la paralisi, da sogni che darebbero molto da pensare a Freud.

Per riuscire a trovare un senso nel caos in cui McGrath ci ha gettati dobbiamo guardare alla letteratura, ai classici del gotico e al buon vecchio Sigmund. Non a caso, il nipote di Hugo, Victor, legge Totem e Tabù:

Come il nevrotico, i primitivi hanno dei sentimenti di ambivalenza sia nei confronti delle prescrizioni del tabù e sia nei confronti dei membri del proprio clan (e dei clan nemici), ma non lo ammettono consapevolmente a se stessi: non ammetteranno che per quanto amino la propria madre, ci sono cose di lei che odiano. La parte repressa di questa ambivalenza (l’odio) viene proiettata sugli altri; nel caso dei nativi, le parti odiose sono proiettate sul totem, ad esempio: «Non volevo che mia madre morisse, è stato il totem che ha voluto che morisse». (Totem e Tabù, in Wikipedia)

Hugo sembra proiettare il suo odio, il suo lato irrazionale e i suoi desideri sessuali repressi nella figura di Fledge. Ecco ritornare il tema del doppio, tanto caro agli autori della letteratura gotica. Nella mente di Coal il maggiordomo diventa il suo alter ego, il mostro di Frankenstein, il ritratto di Dorian Gray, o è il contrario?

Io sono il suo sosia grottesco, in me Fledge vede esternata la sua corruzione (…)Lui se ne rende conto e questo fatto, questo vedere la sua anima che gli sorride feroce da un angolo della stanza, lo affascina.(…) Fledge mi vede come una specie di rovescio di se stesso, il negativo del suo positivo. L’ironia sta nel fatto che in realtà è lui a essere il negativo mio, perché in me il bene persiste e malgrado tutti i miei difetti (…).

Mc Grath ci mette di fronte a una galleria di personaggi grotteschi, a un mondo in cui nulla appare più certo. Lo scrittore ci invita a entrare nel cuore di tenebra del gotico, nel mondo dei corvi di Poe e dei mostri che ci guardano al di là dello specchio.

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4 thoughts on “Grottesco

  1. Uno degli ultimi libri “di carta” comprati, che tengo da parte per il momento giusto perché McGrath ha il potere di intrappolarmi nelle spire della sua intelligenza morbosa… non ho resistito, e ho letto il tuo post… ecco il volume, intonso… sto già vacillando… sono già oltre la citazione di Baudelaire…

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