Neve

neve

La città di Kars è un fiocco di neve: è fredda, congelata in una struttura che sembra immutabile e allo stesso tempo fragile, sul punto di sciogliersi per le sue tensioni interne. Il poeta Ka la raggiunge, formalmente, per indagare su una serie di suicidi; in realtà, intraprende il viaggio per rivedere Ipek, la donna che pensa potrebbe regalargli la felicità. Inizia così Neve di Orhan Pamuk, romanzo in cui le suggestioni di un paesaggio immerso nella neve, in cui tutti i suoni diventano ovattati, si scontrano con la realtà, con le questioni religiose e politiche.

Il titolo originale dell’opera è Kar: viene da pensare che non sia una coincidenza che le prime due lettere della parola ritornino sia nel nome della cittadina turca che in quello del protagonista. Lo scrittore a Kars compone delle liriche che raccoglierà in un libro strutturato come un fiocco di neve:

(…) penso di aver capito almeno un po’ cosa volesse fare Ka sistemando le poesia che gli erano venute in mente a Kars su diciannove punti del fiocco di neve. Quando scoprì, leggendolo su alcuni libri, che dal momento in cui il fiocco di neve si cristallizza in cielo a forma di una stella a sei braccia, e poi scende in terra e scompare perdendo il suo aspetto, passano circa otto, dieci minuti, e venendo a sapere che ogni fiocco di neve si modella grazie al vento, al freddo, all’altezza delle nuvole, ma anche a tanti altri fattori misteriosi e incomprensibili, intuì che tra i fiocchi di neve e gli uomini c’era una relazione.

Chi sono gli abitanti-fiocchi di neve che Ka incontra a Kars? Sono persone che vivono in una realtà segnata dalla tensione tra i diversi gruppi etnici e tra gli integralisti e chi guarda allo stato laico. Kars è una città dove tutti spiano tutti, dove la religione diventa bandiera politica. In questo centro il velo indossato dalle ragazze diventa oggetto di disputa tra le fazioni, l’oggetto, il simbolo, assume più importanza di chi lo indossa. Un gomitolo di strade in cui si intrecciano, come se fossero i rami di un fiocco di neve, triangoli amorosi distruttivi. Una città che si sta sfaldando e in cui l’individuo deve sempre venire riassorbito da un gruppo, appartenere a una categoria:

Ka sapeva da sempre che, in Turchia, credere in Allah non voleva dire incontrare il pensiero più alto, il supremo creatore, ma voleva prima di tutto dire entrare in una comunità, in un ambiente.

Ka, il poeta ateo che cerca Allah al di fuori di una sovrastruttura, il letterato che ha vissuto in Germania, a contatto con gli occidentali, è un intruso: è capace di osservare le contraddizioni e le anime dei cittadini di Kars, ma resta un corpo estraneo, un cristallo che non appartiene allo schema. Attraverso di lui, Pamuk ci fa entrare nell’universo chiuso di Kars e sembra invitarci a non esprimere giudizi affrettati, a cercare di comprendere piuttosto che giudicare, ad accettare che “un occidentale”, ma anche semplicemente una persona non potrà mai comprendere sino in fondo il dolore di un altro, la sua storia:

Forse siamo arrivati al cuore della nostra storia. Quanto è possibile capire il dolore, l’amore di un altro? Fino a che punto possiamo capire coloro che vivono tra dolori, frustrazioni e angosce più profonde delle nostre? Se capire significa mettersi al posto di colui che è diverso da noi, i ricchi e i dominatori del mondo hanno mai potuto capire milioni di miseri emarginati? Fino a che punto il romanziere Orhan può scorgere il buio nella vita difficile e dolorosa del suo amico poeta?

Annunci

2 thoughts on “Neve

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...