Il ponte sulla Drina

ponte

Spingete lo sguardo a Oriente, verso i monasteri della Fruška Gora, verso le kafane dove scorrono caffè e rakjia. Fermatevi in Bosnia, a Višegrad e ammirate il ponte, il ponte sulla Drina, patrimonio dell’umanità:

Il ponte è lungo circa duecentocinquanta passi e largo una decina, tranne al centro, dove è ampliato mediante due terrazzi perfettamente identici, uno su ciascun lato della carreggiata, che gli fanno raggiungere una lunghezza doppia. È questa la parte che si chiama “porta”, e qui, sul pilastro centrale, che in alto si allarga, su entrambi i lati si trovano delle sporgenze, sì che, a sinistra e a destra della carreggiata, poggiano sulla base due terrazzi, i quali, con linea ardita ed armonica, si protendono nello spazi oltre la struttura principale del ponte, al di sopra dell’acqua rumorosa e verde che scorre in basso. (Ivo Andrić, Il ponte sulla Drina)

Sedetevi sulla “porta “e lasciate che Ivo Andrić vi racconti l’epopea dell’arco teso sulla Drina, una favola amara che si dipana dal 1500 alla Prima Guerra Mondiale. Con Il ponte sulla Drina lo scrittore restituisce al lettore un affresco storico suggestivo e potente, in cui le leggende e le atmosfere sognanti da Mille e una notte, si scontrano con la dura realtà, con i fatti storici e con la crudeltà degli uomini. Višegrad è una città di confine, che nel corso dei secoli ha avuto diversi “padroni”, dai turchi agli austriaci; un calderone in cui convivono diverse etnie e religioni. L’unico punto fermo, in mezzo allo scorrere degli anni, sembra essere il ponte: alla fine di ogni capitolo, come nel ritornello di una filastrocca e nella chiusa di una favola, appare sempre immutato . Solo la follia della guerra riuscirà a intaccarlo.

Visegrad_bridge_by_Klackalica

Višegrad – Old bridge over the river Drina Photo by: Aleksandar Bogicevic en wikipedia

Attorno al ponte, e sulle sue arcate, transita la folla dei višegradesi, uomini e donne che amano discutere sulla “porta” e sognare, e che preferirebbero “vivere pazzamente” piuttosto che “morire pazzamente” per colpa dei conflitti che germogliano attorno alla loro città. L’autore ci regala diversi ritratti di personaggi segnati dall’esistenza sulla Drina: il destino di ognuno di loro, indipendentemente da sesso, età, religione, è i indissolubilmente legato a quello del ponte. Sulle arcate di pietra si susseguono momenti di festa ed esecuzioni, in una danza tra morte e vita, tra gioia e dolore. Il ponte stesso diventa il cuore pulsante della città, un luogo di aggregazione, dove si possono ammirare le stelle e lasciarsi andare alla poesia, ma anche il luogo della disperazione, dell’addio ai propri cari. Il narratore tramuta le sue pietre in carne viva, trasformandolo nell’assoluto protagonista del suo romanzo.

La saga di Andrić si interrompe nel 1914: da allora il ponte è stato teatro di altre atrocità, ha di nuovo sanguinato, ma, fedele alla sua natura, è risorto dalle ceneri e continua a sovrastare le verdi acque della Drina.

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