Mandragola

Venerdì sera sono andata a teatro, sempre ammesso che l’auditorium della mia città si possa definire tale. In realtà, abbiamo un vero e proprio teatro, ma non è più agibile. Le premesse non erano delle più incoraggianti: al posto del palcoscenico c’era palco con una grande scrivania e alcune sedie girevoli, più adatto per una conferenza che per una rappresentazione; mi sono accorta che parecchi dei miei vicini di posto non avevano la più pallida idea dell’argomento della commedia. Non sto scherzando:  delle persone cercavano su Wikipedia un riassunto della Mandragola, mentre altre, più organizzate, dopo averlo stampato a casa, lo distribuivano agli amici.

Se sono riuscita a mantenere un contegno e a non perdere la speranza è stato solo perché conoscevo già la compagnia che stava per esibirsi: ero certa che sarebbe riuscita a sfruttare al meglio quell’ambientazione spartana e a coinvolgere gli spettatori più disinteressati. Credetemi: il gruppo di attori capitanato da Jurij Ferrini è formidabile. Il loro Cyrano mi aveva conquistata ed ero pronta a vederli mettersi alla prova, senza il supporto di nessuna scenografia. Gli attori hanno superato l’ esame a pieni voti. Gli interpreti sono rimasti in scena per tutto il tempo, seduti dietro alla scrivania, che si è anche trasformata nella casa di Messer Nicia. Una delle sedute, invece, è stata sfruttata in modo magistrale, diventando una sorta di sedie a rotelle per il marito sciocco, un simbolo della sua dabbenaggine e della sua tendenza a “lasciarsi trascinare”, spingere, dagli altri personaggi del dramma. Inoltre, Fra’ Timoteo ha dato vita a un vero e proprio coup de théâtre quando è apparso all’improvviso, sbucando da dietro una delle sezioni del banco, che ha trasformato nel suo personale pulpito.

Credo che il talento degli attori e il loro ingegno abbiano brillato ancora di più un contesto essenziale, quasi un ritorno all’età elisabettiana e al periodo in cui spettava al pubblico immaginare la scenografia. Vedere Ferrini passare dai panni dell’eroico Cyrano a quelli di Nicia è stato sì uno shock, ma anche la migliore dimostrazione delle sue doti attoriali. Sul palcoscenico, ha brillato di luce propria anche Michele Schiano di Cola nei panni dello scaltro parassita Ligurio, che come un capocomico, ha diretto gli altri protagonisti, tenendo salde la fila della trama e dei tempi comici.
La compagnia ha modificato alcuni passaggi del testo originale, per renderlo più attuale, per ridargli freschezza e permettere al pubblico di godere dei lazzi dell’autore. Nei momenti in cui il fiorentino di Macchiavelli poteva risultare “indigesto”, gli attori sono interventi “mimando” alcuni vocaboli o sciogliendo dei punti oscuri.

La Mandragola messa in scena dalla Compagnia Jurij Ferrini è l’ennesima dimostrazione di quando il testo di Macchiavelli sia ancora attuale: una storia giocata su intrighi e corruzione, sul lupo che si nasconde dietro onorevoli sembianze. Un testo che merita di essere letto e riletto insieme al Principe. Vi consiglio di cercare anche la versione cinematografica diretta da Lattuada, che vede un magistrale Totò nei panni del frate malvissuto. Sul sito del progetto U.R.T, nella sezione spettacoli, trovate una scheda della commedia molto più efficace di qualunque riassunto su Wikipedia e di questo mio articolo: spero che possiate avere la possibilità di vedere all’opera questa compagnia.

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5 pensieri riguardo “Mandragola

      1. E’ sempre un piacere leggerti 🙂 Anche se ultimamente sono impegnatissima e riesco a stare poco sul computer… ieri invece sono andata a vedere il Barbiere di Siviglia (anche se purtroppo era solo una registrazione) ma era una versione fantastica, gli interpreti erano superbi ^^

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