L’arte del fallimento

fallimento

Certi libri hanno bisogno di una colonna sonora per essere assaporati sino in fondo. Come L’arte del fallimento di Andrea Fazioli che dovrebbe essere venduto insieme a un disco di jazz:

Il jazz è la musica di chi si trova a terra e, in qualche modo, tenta di rialzarsi. È un eterno confronto con i limiti, con gli errori. Anzi, è la speranza che proprio negli errori si nasconda una possibilità di salvezza.

La playlist ideale che la fornisce, di capitolo in capitolo, Mario Balmelli, imprenditore di un’azienda in crisi, Dolcecasa, che vorrebbe lasciarsi il passato alle spalle per intraprendere una carriera di musicista. Purtroppo per lui, altri due “falliti” sono sulle tracce. Il primo è il detective Elia Contini, che non ha niente del fascino di Sherlock Holmes, ma assomiglia piuttosto a una specie di Dylan Dog senza quinto senso e mezzo. Il secondo, decisamente più minaccioso, è un killer che sembra avere un conto in sospeso con i Balmelli e che ha scelto di intraprendere una “via dolorosa”, invece di accettare una sconfitta.

Andrea Fazioli mette al centro del suo giallo un detective atipico, uno che crede nella forza d’inerzia e che è pronto ad accettare qualsiasi caso, persino il più astruso, e un jazzista che si trova a dover rinunciare alle sue aspirazioni, a scontrarsi con la realtà, con la crisi economica e con la follia che scaturisce dalla disperazione. Sono due personaggi che vivono sull’orlo del fallimento, ma che hanno il coraggio di resistere di aggrapparsi all’amore di una donna, alla bellezza che li circonda, a una nota per riuscire a sopravvivere:

Perché è la cosa più difficile, sai? Dire: ho perso. Quello che passa, lasciarlo andare… Senza cancellare il presente, senza crogiolarsi nei sogni di rivalsa… perdere e basta, perdere e rimanere. Avere il coraggio di rimanere.

Ce ne vuole di coraggio per ammettere che le cose non vanno come vorremmo, per ammettere che il mondo è pieno di trappole, di maneggioni pronti a spezzare le gambe ai nostri sogni. Non è una lezione semplice quella che Fazioli chiede al lettore di imparare. Non è facile accettare il fallimento, mantenendo la propria grazia, continuando a suonare un jazz struggente. Serve tanta ironia e auto-ironia la stessa che porta Contini ad ammettere di essere rimasto indietro, di non riuscire a tenere il passo con una realtà sempre più social e iper-tecnologica. Il detective non ha molto da insegnarci in fatto di tecniche investigative o di stunt spettacolari, ma è capace di farci apprezzare il valore della quotidianità, dei piccoli momenti. Può essere un inizio.

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2 thoughts on “L’arte del fallimento

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