La tristezza ha il sonno leggero

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Ricorda: nessuno guarisce dalla propria infanzia (Zerocalcare)

Avete presente la protagonista di Chocolate e la sua abilità di trovare la cioccolata giusta per ogni cliente? Ecco io vorrei poter consigliare a tutti il libro perfetto, quello più adatto al loro palato di lettori. Di tanto in tanto, provo a cercare il romanzo più adatto ad amici e parenti ed è così che mi sono imbattuta ne La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone. Dopo averlo consigliato, ho deciso di leggerlo anche io, pur sapendo che era un romanzo lontano dai miei soliti “gusti letterari”.

Marone racconta la storia di una famiglia complicata, una famiglia sopra le righe, con al centro Renata, una madre “padrona”, che nasconde dietro la sua corazza crepe e debolezze inaspettate. Una donna che nel bene e nel male ha finito per condizionare l’esistenza del protagonista, suo figlio Erri. Erri porta con sé le ferite della sua infanzia, dalla separazione dei suoi, alle seconde nozze di Renata che lo hanno portato a sentirsi un “mezzo figlio” rispetto a quelli nati dalla nuova unione. Per tutta la vita i suoi rapporti con le persone sono stati complicati, costruiti sul silenzio, sulle parole che gli sono rimaste bloccate in gola, su incontri sbagliati:

La vita, d’altronde, è un continuo incontrare le persone sbagliate. Anche perché se ci imbattessimo a ogni occasione in quelle giuste, forse cominceremmo a mettere in crisi l’idea che ci si innamora davvero una volta sola.

Da quando il suo matrimonio è fallito, da quando la sua possibilità di costruirsi una famiglia tutta sua senza “mezzi figli” sembra essere svanita nel nulla, Erri è stato costretto ad analizzare le sue scelte a cercare di capire cosa vuole davvero, senza lasciare che siano gli altri a decidere per lui e ad accettare, finalmente, la sua imperfezione:

Renata Ferrara, ha lottato una vita intera per raggiungere la perfezione. Visti i suoi risultati, a me non restava che intraprendere il percorso inverso, puntare tutto sull’imperfezione. Credo di aver raggiunto l’obiettivo molto prima di lei.

Avrei potuto innamorarmi di questo romanzo, ma purtroppo il finale non mi ha soddisfatta. Per assurdo, mi sarebbe piaciuto poter condizionare le scelte di Erri, del personaggio che stava imparando ad agire con il proprio cuore e la propria testa. Azar Nafisi dice che per entrare in un romanzo è fondamentale trattenere il respiro insieme ai personaggi, lasciarsi coinvolgere nel loro destino: ecco io ho l’impressione di essere rimasta sulla soglia, di non essere davvero entrata nel cuore del libro. In alcuni momenti,“quello che avrei voluto succedesse” ha preso il sopravvento su quanto stava davvero succedendo. Alla fine mi è rimasto in gola un retrogusto dolce-amaro, come la nostalgia per un sogno che avrebbe potuto realizzarsi.

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8 thoughts on “La tristezza ha il sonno leggero

  1. Credo di capire il deragliamento di cui scrivi… A volte l’ho vissuto con estremo disagio (penso a Cendrars, che pur resta uno dei miei autori preferiti). Penso di preferire i libri che riescono a portami lontano, lontanissimo da quel che sono e vorrei, senza che me ne accorga (e qui penso al Roberts di Shantaram)…

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    1. Non ho mai letto niente di questi autori, ma, conoscendo i tuoi ottimi gusti, temo che potrebbero aggiungersi alla mia, sempre più lunga wishlist, da cui spero di poter spuntare un paio di titoli quest’estate 😉

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    1. Che è un po’ quello che cerca di fare il protagonista del libro (ma che non succede nel fumetto di Zerocalcare). Ti capisco: era lontano anche dai miei gusti. Diciamo che è stato un esperimento di lettura 🙂 Buon week end

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  2. L’ho letto e mi è piaciuto assai ma io sono avvantaggiata perché questo è uno dei generi di mio gradimento, con una base psicologica. C’è da dire che non è facile e così scontato entrare perfettamente nell’animo di ciascuna ‘pedina’ di una famiglia allargata, vi sono troppe dinamiche segrete, troppe emozioni represse, troppi sogni ad occhi aperti, e non si tratta quindi di centrare in pieno unicamente il protagonista per far si che si possa dirsi ‘riuscito’ un libro oppure un personaggio piuttosto che un altro. E così Renata, la madre ‘padrona’, è si, una madre autoritaria e dura ma ovviamente è tutto relativo, dipende da quale punto di vista e di lettura la si giudica. Mi spiego meglio, quella figura materna risulta ancora più forte di quello che evidentemente è (infatti poi verranno fuori tutte le sue debolezze) perché la di lei descrizione è filtrata e narrata dagli occhi di un figlio dal carattere non proprio solido e vigoroso. Come sempre quindi, è una questione di punti di vista, di ampie visuali da una collina piuttosto che da un’altra. I panorami cambiano assai! L’autore è stato bravo, a mio modesto parere, a lasciare in sospeso il finale, ognuno poi se lo voglia intendere come meglio crede.

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    1. Ognuno di noi ha i suoi autori e generi preferiti e, per fortuna, direi: così abbiamo tutti più possibilità di scelta. Mi piace la tua analisi sui punti di vista e su Renata, che è di sicuro un personaggio complesso e sfaccettato. Grazie per la visita 🙂

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