La porta proibita

 

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Ci sono scrittori capaci di trasportarti in un altro tempo e in un altro luogo con una manciata di parole, che si trasformano in geografie disegnate con l’inchiostro. Sono autori con la maledizione del viaggio nelle vene, con l’impulso a muoversi, ad osservare e annotare tutto quello che hanno visto.

Tiziano Terzani è uno di loro. Leggere La porta proibita equivale a seguire le sue tracce, a mettersi in cammino dietro a questo maestro, mentre, indossando abiti orientali e assumendo il nome di cinese di Deng Tiannuo, cerca di comprendere le trasformazioni e le contraddizioni attraversate dalla Cina dopo Mao.

Terzani si rifiuta di osservare solo quello che il governo vorrebbe, di limitarsi a seguire i tour guidati per gli stranieri. Il giornalista si confonde tra la folla, assume un nome cinese e cerca di spiare dal buco della serratura: vuole scoprire come la Rivoluzione Culturale e i successivi cambiamenti politici hanno influenzato la vita dei cinesi. Il suo è un racconto scomodo, che non concede nulla al fascino esotico dell’Oriente, ma si concentra solo sulla cruda realtà. Una testimonianza che, nel 1984, gli è costata l’espulsione dal paese:

Il 5 marzo, all’alba, vado all’aeroporto. Lascio a casa i miei abiti cinesi e mi metto di nuovo la cravatta. Tutti i formulari della dogana e della polizia li riempio in inglese e non più in cinese come un tempo. Mi firmo “Terzani”.
Deng Tiannuo non esiste più.

Di quegli anni, resta il racconto racchiuso ne La porta proibita: un viaggio attraverso città chiave del paese, da Pechino a Kashgar. La storia di un paese che ha divorato sé stesso, cancellando il suo passato e le sue leggende, durante gli anni di Mao, per poi provare a ricostruirlo artificialmente, a beneficio dei turisti, creando dei veri e propri mostri di Frankenstein negli anni ’80. Terzani racconta l’instabilità delle zone di confine, porta il lettore in “zone calde” come il Tibet dove la tradizione cerca di resistere a chi vuole cancellarla, dove le diverse etnie non vengono rappresentate.

Il suo è un viaggio in un paese dalla storia millenaria, ma che non sa cosa farsene. Di una Cina dove i templi vengono distrutti, ma rimangono in piedi statue di Mao. Il racconto di un momento di grande cambiamento, delle contraddittorie riforme di Xiaoping. Un tuffo in “un cuore di tenebra” dove dominano delazioni e sospetti, dove lo straniero non dovrebbe avventurarsi.

La porta proibita ti lascia addosso il bisogno di continuare il percorso, di capire come è cambiata la Cina rispetto agli anni descritti da Tiziano Terzani. Quando si volta l’ultima pagina si avverte con pungente disagio la propria ignoranza e si sente il bisogno di sfogliare altri testi, di conoscere più a fondo la letteratura cinese antica e contemporanea. Questa è la maledizione del lettore.

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