Tempesta

tempesta lilli gruber

Heimat: si può tradurre a grandi linee con “patria”, ma in realtà questa parola non ha un corrispettivo preciso in lingua italiana. Ha una spiccata connotazione affettiva che richiama il territorio dell’infanzia, della famiglia, degli affetti e della lingua d’origine.


In Tempesta, la Heimat di Lilli Gruber è nell’occhio del ciclone, sul Sudtirolo soffiano venti di guerra. Siamo nel 1941: Hella, prozia della giornalista, pensa di trovare la libertà “optando” per la Germania, sente di non appartenere all’Italia ed è convinta che il Reich le renderà la possibilità di manifestare la sua cultura. La germanicità negata e soffocata dai fascisti cova sotto le ceneri, generando pericolose scintille. Scintille che alimentano una divisione tra chi vuole restare nella sua terra e chi è convito di poter avere un futuro migliore sotto la guida di Hilter:

“I nazisti erano molto abili ad attrarre i giovani, e si può capire perché (…) Erano ragazzi che fin dall’infanzia non avevano potuto né parlare né pregare in tedesco e nemmeno cantare le loro canzoni, indossare i vestiti tradizionali. E all’improvviso potevano farlo. Vedevano solo la parte buona, il fatto che erano di nuovo liberi di esprimere la loro cultura il resto non volevano crederlo.”

Quando si cambiano dall’alto i confini, come se fossero semplici linee d’inchiostro da cancellare o riscrivere a piacimento, e quando si negano le identità, le radici, la Heimat, si semina tempesta. Hella è presa nel mezzo del vortice perché si accorge troppo tardi per Hitler i sudtirolesi sono solo pedine da far passare dalla sua parte per poterle utilizzare come carne da cannone. Il prezzo che paga per la sua ingenuità è altissimo.

La bufera che infuria in Europa porta Hella a incrociare Karl, un comunista in fuga dalla Germania. Lui conosce sin troppo bene il vero volto del Reich e rimane colpito da questa ragazza dagli occhi tristi, che sembrano non volersi aprire del tutto sul mondo, sulla vera natura del nazismo. Entrambi vedono la propria Heimat crollare in pezzi: Hella perde un pezzo del proprio cuore e vede vacillare i suoi antichi ideali; Karl lotta disperatamente per riuscire a strappare la sua fidanzata e i suoi genitori dalla grinfie del regime.

Lilli Gruber scrive per aprire gli occhi ai suoi lettori, intrecciando ricordi e testimonianze: il passato dialoga con il presente con la terra e i suoi abitanti. Attraverso la storia di Hella e quella di Karl ci invita a non dimenticare, e soprattutto a riflettere:

Cosa si può chiedere a un padre o a uno zio che torna dopo dieci anni di battaglie e di prigionia? Non potrà che regalarci un racconto pietoso e sfocato.
Vorrei che ci avessero detto invece della paura e della promiscuità, il freddo e la noia, il fetore dei corpi ancora vivi e quello insostenibile dei morti, la disumanizzazione totale. Allora avrebbero potuto mettere a tacere il racconto glorificante del cinema e della televisione. Avrebbero detto: la guerra non è un’epopea, un dovere da patrioti, non è un’avventura che forgia il carattere.

Pensateci su.

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