Le canzoni dell’aglio

 

aglio

Le canzoni dell’aglio sono il poema epico dei contadini di Tiantang: una voce di ribellione che viene soffocata con la violenza. Il distretto è vessato da burocrati incompetenti e corrotti, da leggi arcaiche; i soprusi si accumulano giorno dopo giorno sino a sfociare in una rivolta.

Sin dalle prime pagine, lo stile di Mo Yan colpisce il lettore: la sua prosa è elegante, scorrevole e poetica, ma allo stesso tempo incisiva e aspra. Sembra quasi di star affrontando una discesa dantesca all’inferno: passaggi ricchi di lirismo si alternano a descrizioni crude, a volte quasi insostenibili, di torture e privazioni. L‘inizio in media res catapulta chi apre il romanzo in mezzo all‘angoscia, alle lacrime trattenute a stento del contadino Gao Yang che viene arrestato per aver partecipato a un assalto alle sede del distretto. Man a mano che la vicenda si dipana comprendiamo quanto la sua incarcerazione sia ingiusta e, scendendo di girone in girone, realizziamo le motivazioni del suo gesto e della rabbia degli altri coltivatori.

I soprusi sono all’ordine del giorno a Tiantang; i contadini che possono contare solo sulla vendita dell’aglio per sopravvivere vedono sparire il loro margine di profitto per colpa di assurdi regolamenti e balzelli:

A mezzogiorno, i raggi cocenti del sole tolsero a lui e all’asino tutte le energie. L’asino defecò, un uomo in uniforme grigia e con un grande cappello si avvicinò, riempì un foglietto e glielo porse:
-Due yuan di multa, sono dell’ufficio per la protezione dell’ambiente.
Un altro uomo in uniforme bianca (…) riempì un foglietto e glielo diede:
-Due yuan di multa, sono dell’ufficio d’igiene.
Gao Yang guardò inebetito i due uomini, e privo di forze disse:
-Non ho soldi, prendete l’aglio.

Il paesaggio, una campagna ricca di colore, ma, allo stesso tempo, macchiata di sangue e simbolica come quella descritta da Pavese, sembra prendere parte alle sofferenze degli uomini: gli esseri umani e la terra che coltivano si fondono, vivono in simbiosi, mentre gli animali sembrano comprendere i sentimenti degli uomini.

In mezzo ai campi sboccia un amore proibito quello tra Gao Ma e Jinju, una donna che è già stata promessa in sposa a un altro e che viene trattata dalla sua famiglia alla stregua di una merce da vendere al migliore offerente. Gao Ma rappresenta l’altra faccia della medaglia rispetto al più mite Gao Yang: Gao Ma pensa di poter essere l’artefice del suo destino, di potersi ribellare alle convenzioni, mentre Gao Yang, figlio di proprietari terrieri che hanno perso tutto dopo la rivoluzione culturale, è più fatalista.

Non è un caso che l’amante di Jinju, mentre prestava servizio come militare, abbia visto una trasposizione cinematografica de Il Rosso e il nero. La Cina del dopo Mao ricorda per certi aspetti la Francia di Julien Sorel: dopo la rivoluzione, viene la fine dell’illusione. In una sequenza quasi onirica che si svolge all’interno della prigione in cui sono stati rinchiusi i rivoltosi, ai detenuti vengono offerte delle bottiglie rosse e nere. Gao Yang, come gli altri , sceglie la bibita rossa, simbolo dell’ideologia comunista, del ritorno al seno del regime, ma anche del sangue, mentre Gao Ma è l’unico a scegliere la nera, la morte, la ribellione.

Per approfondire: vi consiglio gli articoli che Ilgirodelmondoattraversoilibri ha dedicato a Mo Yan, e il blog La Biblioteca dell’Estremo Oriente

Annunci

One thought on “Le canzoni dell’aglio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...