Cari mostri

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Non riesco a resistere al fascino dell’occulto e del mistero, così, quando ho intravvisto la copertina di Cari Mostri ,non ho potuto fare a meno di portarmi a casa la galleria di creature nate dalla penna di Stefano Benni.

Pensavo di provare un sano brivido di terrore, sfogliando le pagine, invece no. Questa antologia più che spaventare, invita a riflettere sull’orrore che si annida dietro le facciate rispettabili, a confrontarci con gli incubi generati dal nostro inconscio e dalla nostra società. Si sorride, con una certa amarezza, alla vista di questi moderni vampiri e inquietanti presenze, e si teme di poterli rivedere allo specchio.

La raccolta si apre con Cosa sei? omaggio alle tante boutique del mistero in cui non dovremmo mai entrare e alle proposte che sarebbe saggio rifiutare; un tuffo nella perversione umana che strizza l’occhio a classici come il Gatto di nero di Poe. Si prosegue cona perla come Sonia e Sara, un viaggio nella psiche delle fangirls e degli idoli musicali da loro adorati:

-Ma piantala, cretina – disse la Spilungona – Non esiste un sito così, i Wrong sono roba per vecchie ventenni, e non si parla così dei Plastic Boys. Si amano tutti insieme, incondizionatamente. Io li scoperei tutti.

L’unica battuta d’arresto, almeno secondo me, è la storia dedicata all’investigatore-gatto Mitch: la sua caccia al mostro non regge il confronto con le investigazioni di Dupin. Però si torna subito in pista con l’inquietante Verso casa, racconto di un peregrinare senza fine, e con Polpa, pulp, una storia con echi alla Supernatural, in cui gli eccessi degli uomini rendono sempre più difficile il lavoro del diavolo:

-Guardano troppi film – disse Milton. – Ti ricori O’Rilley, l’infermiere del manicomio criminale, quello che uccideva le vecchie coi clisteri di varechina? Be’, è diventato uno scrittore horror, vende milioni di copie raccontando le storie che ha sentito nella clinica. In una parla anche di noi.
-Dovevamo ammazzarlo- disse il Profeta scuotendo la testa.

Certo, l’ombra di “mostri sacri” come E.A. Poe, Dino Buzzati e Stephen King si fa sentire e non sempre Cari mostri esce vincitore dal confronto. La forza di questo volume sta nella sua attualità, nella sua capacità di rielaborare dei classici in chiave moderna, di riadattare vecchie leggende per i lettori di oggi. Lo stesso Stefano Benni risolve la contesa rendendo omaggio a Poe con il raffinato L’uomo dei quadri; invece a noi spetta il piacere di immergerci nell’orrore insieme agli altri grandi autori che hanno spalancato le porte dell’inconscio.

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2 thoughts on “Cari mostri

  1. Innanzitutto complimenti. Io personalmente credo che quello del grottesco sia solo un espediente narrativo e l’horror fornisca solo le ambientazioni classiche per continuare a fare quello che Benni sa fare meglio: descrivere la società e le sue contraddizioni con ironia. Ho cerca di parlarne qui:https://puoppe.wordpress.com/2016/07/22/cari-mostri-una-raccolta-da-paura-firmata-stefano-benni/ se ti va passa a dare un’ occhiata

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