Perduti tra le pagine

 

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Il caldo iniziava a farsi sentire presto, quell’anno, rendendo le aule di Palazzo Nuovo simili a bolge infernali. Però, avevo grandi speranze: dopo mesi trascorsi vagando come un’anima persa nei corridoi, ero finalmente riuscita a trovare i miei due moschettieri, due amici con cui avrei condiviso discussioni letterari e ansie da esami e, finalmente, si stava avvicinando il Salone del Libro.

La prima volta, temo di essere rimasta a bocca aperta, come una povera sciocca: non avevo mai visto tanti libri tutti insieme. Mi sembrava di essere entrata in una sorta di tempio della lettura. Lo stupore non mi ha abbandonata durante le visite successive, mentre cercavo di limitare i miei acquisti, di non portarmi a casa metà delle bancarelle. Invece, per i miei amici esisteva una vera e propria lista delle priorità: acquistare almeno una decina di libri, scovare cinque o sei gadget, gareggiando a chi ne trovava di più, imbattersi in qualche volume particolarmente difficile da scovare altrove. Poi, all’improvviso, mi sono trovata dall’altra parte della barricata: avevo il mio tesserino e le persone mi rivolgevano delle domande. D’accordo, nove su dieci mi chiedevano dov’era il bagno e il decimo dove si stava svolgendo una conferenza, ma quello che conta è l’esperienza, partecipare, giusto?

Salto si è preso un pezzettino del mio cuore, lo ammetto, e l’idea che possa trasferirsi e cambiare nome mi rattrista. In pieno amarcord mi sono ritrovata per le mani Perduti tra le pagine, un romanzo di Margherita Oggero, in cui il Salone del Libro, da luogo, diventa protagonista. Sfogliandolo, il lettore vede la fiera attraverso gli occhi di tre bambini, che si perdono in un mare di parole, lasciandosi alle spalle le paranoie degli adulti:

Padiglione 3 corridoio S del Salone. Leo continua a guardarsi intorno meravigliato: tanti libri così, nelle loro case o casette, non li ha mai visti. È come un bosco, o una foresta, ma tutta ordinata, con viali larghi e sentieri più stretti, e invece dei funghi delle castagne delle foglie e dei fiori ci sono libri libri e libri.

Il romanzo si apre con una mappa, del Salone (c’è anche l’indicazione dei bagni) che così diventa un luogo da esplorare, degno di grandi esploratori: un invito a perdersi tra nella foresta incantata dei libri. Non c’è niente di più bello.

Lo spirito di Salto, indipendentemente dalla querelle di questi giorni, resta custodito tra queste pagine, insieme al potere magico e liberatorio della lettura. Un incanto che, polemiche e discussioni a parte, sarebbe bello ritrovare, ogni giorno, in tutte le nostre città.

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3 pensieri riguardo “Perduti tra le pagine

    1. Sono solo una mera apprendista maga, purtroppo ;). In Perduti tra le pagine ci sono dei trucchi, altri, visto che la questione del Salone tocca da vicino scrittori e editori, stanno venendo raccontati in questi giorni.

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