Tentativi di botanica degli affetti

tentativi

La giovinezza è un’età pericolosa: si rischia di vedere il mondo in bianco e nero, di non cogliere le sfumature, di avere lo sguardo costantemente rivolto all’esterno invece che al proprio cuore. Il fiore sta per sbocciare, per rivelare tutte le sue potenzialità, i suoi colori, ma rischia di venire sciupato, sgualcito. Bianca, la protagonista di Tentativi di botanica degli affetti, impara a sue spese questa lezione.

Bianca, giovane e inesperta, ma appassionata di botanica e dotata di un indubbio talento per la pittura, viene ingaggiata dal poeta Titta ( se volete sapere chi si cela dietro questo pseudonimo vi consiglio di leggere la recensione di Libri e Basta per “ritrarre” il giardino della sua magione. Però, l’apparizione di una dama velata, che si aggira nei dintorni della villa, la distrae dai suoi bozzetti. La pittrice, desiderosa di emulare le eroine di Ann Radcliffe, si convince di avere tra le mani un mistero da risolvere. Dopo aver raccolto alcuni indizi, ricollega la spettrale visitatrice a Pia, una delle servette di casa: la dama deve essere la madre della ragazzina, che è stata abbandonata in fasce. Bianca è decisa a scoprire l’identità dei genitori della fanciulla, riportando alla luce la loro scandalosa relazione.

Il romanzo di Beatrice Masini sembra ruotare attorno a un segreto; ma, in realtà, il mistero della dama velata è solo un pretesto, il paravento dietro cui Bianca nasconde le sue emozioni, le sue passioni. La protagonista, come una novella Emma Woodhouse, si impiccia delle vite altrui, invece di osservare il groviglio di contraddizioni e di spine che si annida nel suo cuore:

(…) prova un immenso, inesausto piacere nella classificazione sistematica di inclinazioni e sentimenti altrui. Difficile dire se ciò dipenda dall’abitudine a considerare la vita vegetale nel suo ordine complesso, a sentirsi rassicurata dalle divisioni in famiglie e sottofamiglie che rendono tutto evidente all’occhio, o se invece sia un capriccio dell’età, un vezzo di fanciulla che crede di saperla lunga sul mondo e invece non sa nemmeno riconoscersi allo specchio.

Helleborus Orientalis Dominicus Johannes Bergsma via Wikipedia

La voce narrante mette a nudo l’ ingenuità della protagonista, la sua “acerbità”, preannunciando una caduta, una dolorosa presa di coscienza. Il tempo scorre lento, scandito dai rituali della famiglia di Titta: la pittrice è rinchiusa in una gabbia di convenzioni e gesti ripetuti, intrappolata in una posizione incerta, a metà tra domestica e ospite di riguardo. Bianca si convince di poter forzare il suo destino con le armi del talento e dell’intelligenza, crede di poter diventare una donna libera; peccato che a forza di spiare nelle vite degli altri, di fantasticare, non si renda conto della trappola che ha davanti. Lo strappo arriva a tradimento, una ferita presagita, preannunciata da un eccesso di vanità: l’artista sceglie di dipingersi con i colori dell’elleboro tentatore, senza rendersi conto di non avere nemmeno una goccia di veleno con cui difendersi dal mondo.

Il giardino è un luogo carico di misteri e di sensualità, di digitali purpuree e di piante dalla bellezza letale: Bianca è convinta di poterlo addomesticare, di conoscerne ogni segreto, ma rischia di finire alla deriva, con un pugno di fiori in mano, come la sventurata Ofelia.

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