Dannazione

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Benvenuti all’inferno: entrare a far parte di questo esclusivo club è molto più facile di quanto crediate, almeno secondo Chuck Palahniuk. Lo scrittore, in Dannazione, ci regala una visione dell’aldilà insolita, grottesca e geniale.

La nostra guida non è Virgilio ma Madison, una ragazzina estremamente intelligente e auto-ironica, peccato che sia “dannata”: i suoi genitori ex-hippy, incompetenti, affamati di successo, e la lettura smodata di romanzi di Jane Austen e delle sorelle Brontë l’hanno portata sulla cattiva strada. L’adolescente si ritrova in un inferno che assomiglia a un’immane discarica, un luogo dove si riuniscono tutti gli scarti della Terra, ex-divinità cadute in disgrazia comprese, in un vero e proprio “mare di cacca”. In una situazione del genere non resta che appellarsi a Satana:

Mi sente, Satana? Sono io, Madison. Sono appena arrivata qui, all’inferno, però non è colpa mia, se non forse perché sono morta per un’overdose di marijuana.

Peccato che sia un tantino difficile fidarsi della saggia guida di Madison e delle sue parole, non solo perché uno dei suoi numerosi secondi nomi è Trickster, ma anche perché tutti mentono all’inferno: nessuno vuole rivelare come si è guadagnato un biglietto di sola andata per la dannazione eterna. Intorno alla protagonista, si raduna una folla di adolescenti, di anime perdute, che sembra uscita da una puntata del cartone A tutto Reality: dal punk con la cresta al secchione esperto di demonologia. Grazie a loro, Madison inizia ad ambientarsi nella sua nuova “casa” e ad accettare che, prima o poi, le toccherà fare i conti con il suo passato.

Palahniuk si diverte a giocare con la letteratura per costruire il suo quadro infernale: contamina suggestioni dantesche, visioni della città di Dite, con l’ironia e raccapriccianti descrizioni tratte da Swift. Ogni capitolo, come nei romanzi di Dickens, inizia con un paragrafo in cui si anticipa, a Satana in persona, cosa accadrà. Il mondo di Jane Eyre e di Heathcliff cozza con le macerie dell’aldilà, mentre i turbamenti delle eroine vittoriane fanno i conti con il mondo di plastica di Hollywood e con due genitori capaci di regalarti una striscia di preservativi, firmati Hello Kitty, per il tuo tredicesimo compleanno. L’alto e il basso si mescolano come nella migliore Divina Commedia: i demoni dell’antichità incontrano le ossessioni e i call center degli anni duemila.

L’irresistibile Madison ci guida di pagina in pagina, di dannazione in dannazione, cercando di convincerci a raggiungerla all’inferno. Di capitolo in capitolo la vediamo trasformarsi da adolescente impacciata in una principessa guerriera stile Xena, sino all’ultimo imprevedibile colpo di scena: possibile che Satana sia un Deus ex Machina? La nostra protagonista, con il senso pratico che la contraddistingue, ci invita a non farci tante paranoie:

Se la Terra ci sembra un inferno, o se l’inferno i sembra un inferno, è soltanto perché siamo convinti che debba essere un paradiso. La Terra è la Terra. I morti sono morti.

L’inferno di Palahniuk è una trappola a cui sembra impossibile sfuggire, basta dire qualche parolaccia di troppo, esagerare con il clacson e… ci si ritrova a fissare un mare di liquami. In fin dei conti siamo tutti colpevoli e condannati a seguire le avventure di Madison nel prossimo capitolo della saga. Dannazione.

 

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