Doctor Who: Shada

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A ognuno il suo Dottore preferito: Doctor Who, il carismatico extraterrestre che viaggia attraverso lo spazio e il tempo a bordo di una cabina blu della polizia, ha assunto diversi volti e caratteri. Quando ho iniziato a guardare questa serie televisiva, il Dottore era interpretato da David Tennant, il dottore con le scarpe di tela, quello che correva sempre per sfuggire ai dalek e ad alieni psicopatici. Allora non sapevo ancora che il destino di Doctor Who è quello di evolvere continuamente, di cambiare non solo compagni di avventura, ma anche interprete, di “rigenerarsi” di stagione in stagione.

Shada, l’avventura perduta di Douglas Adams è l’occasione perfetta per salire su una vera e propria macchina del tempo e incontrare il quarto Dottore, la signora del tempo Romana e il cane robot K-9 (canine). Gareth Roberts riallaccia le fila di uno special rimasto incompiuto, cercando di rimanere fedele alle scene di Adams e di rendere le diverse “inquadrature”, di paragrafo in paragrafo. Tutto ha inizio quando il Tardis atterra a Cambridge dove il professor Chronotis, un signore del tempo in pensione, ha smarrito un codice che potrebbe decretare la fine dell’intero Universo. La mente del millenario insegnate sembra più confusa che mai: Chronotis è troppo intento a preparare una tazza di tè dopo l’altra per ricordare che fine abbia fatto il volume. Invece, l’intelletto di Skraga, aspirante signore del male, è sin troppo affilata: l’alieno ha risucchiato i “i cervelli” di un gruppo di scienziati ed è convinto che il libro possa aiutarlo a costruire una Mente Universale in grado di assoggettare ogni essere vivente.

Lo sbalzo temporale può disorientare chi è abituato alle più recenti incarnazioni del Dottore: serve un po’ di tempo per affezionarsi a questa versione del viaggiatore del tempo e a personaggi che popolano le pagine di Shada. Di capitolo in capitolo i personaggi assumono spessore, vengono alla luce i loro caratteri e le dinamiche che li legano. Ognuno di loro dimostra di avere più, a volte insospettabili, sfaccettature. Per esempio, Chronotis dimostra di non essere un “vecchio rimbambito”, ma di avere parecchi assi nascosti nelle maniche. Invece, Skagra da nemico algido e controllato si trasforma in una sorta di Lord Hater, in un cattivo da cartone animato, perennemente irritato dalla vista del Dottore/Wander sempre pronto a escogitare nuovi piani e a mettere in crisi le sue certezze:

-Co-co… come…- balbettò Skagra a bocca spalancata.
-Per caso vorresti dire: “Come sei arrivato qui?- suggerì il Dottore.
-Come sei arrivato qui?- sbottò Skagra
Il Dottore uscì dal TARDIS con aria indifferente -Cosa significa?- Indicò con il pollice la cabina telefonica dietro di sé. -Questa è mia. Io qui ci vivo.-

In Shada si sprecano i malintesi, i problemi causati da macchine troppo zelanti, i colpi di scena: questa è l’essenza delle più belle avventure del Dottore. Non c’è niente di meglio di un pomeriggio trascorso sognando di vagare attraverso lo spazio e il tempo, bevendo un tazza di tè, comodamente seduti in poltrona, con il naso tra le pagine di un libro.

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