La pietra di luna

luna

Conoscete la febbre del sabato sera e quella dell’oro, ma avete mai sentito parlare della febbre del detective? Questa malattia colpisce gli uomini, e le donne, di buona volontà che hanno la sventura di incontrare un investigatore e di rimanere affascinati dal suo mestiere: si inizia con lo scambiare qualche battuta innocente, magari davanti a una tazza di tè, e si finisce con lo scarpinare in una desolata brughiera alla ricerca di un indizio. La febbre ha mietuto molte vittime, tra cui un distinto ex-militare di nome John Watson. Il primo a diagnosticarla è stato lo scrittore Wilkie Collins ne La pietra di luna.

Quella che è stata definita la prima grande detective story inglese, ha inizio quando una misteriosa gemma, considerata sacra, viene trafugata, in India, da un individuo senza scrupoli che attira su di sé le ire e le maledizioni dei religiosi locali. Dopo alcuni anni, la pietra finisce tra le mani della giovane Miss Verinder che la sfoggia, durante la sua festa di compleanno, davanti ai suoi ospiti e a un sospetto terzetto di indiani. La mattina dopo il gioiello è scomparso. Il sergente Cuff promette di ritrovarlo e di consegnare il colpevole alla giustizia; il volenteroso maggiordomo Betteredge segue con attenzione le sue mosse e, in men che non si dica, viene contagiato dalla febbre del detective. Purtroppo, le indagini subiscono un brusco arresto quando Cuff inizia a sospettare che Miss Verinder in persona abbia inscenato il furto: la madre della ragazza, estremamente contrariata, invita il detective a levare le tende. La febbre del detective cala bruscamente: per quasi un intero anno Cuff resterà fuori scena. Solo quando verranno alla luce incomprensioni e sotterfugi, le indagini potranno riprendere.

Come ne La donna in bianco, Collins affida la narrazione a diverse voci che ricostruiscono i fatti, come se fossero davanti a un tribunale: ognuno di loro rimette insieme frammenti di memoria e ricordi che, una volta riuniti insieme, contribuiscono a formare il quadro generale del caso. In questo modo possiamo osservare i personaggi da diversi punti di vista, vederli più o meno deformati a seconda della lente, dell’occhio che li osserva. Tra i narratori spiccano lo stesso Betteredge e Miss Clack, una sorta di fanatica religiosa impegnata a diffondere dubbi opuscoli moralistici. Peccato che la tensione, la febbre, risenta di questa decisione stilistica: che lo vogliamo o meno, siamo vittima di “spoiler”. Negli ultimi capitoli, la colonnina del mercurio risale: ci ritroviamo a vagare per i bassifondi di una Londra che cominciare a ricordare quella degli Irregolari di Baker Street.

Se amate le esplosioni e i colpi di scena questo non è il romanzo che fa per voi, se, invece, amate l’epoca vittoriana, con le sue crinoline, le crisi isteriche, i fumi dell’oppio, lo apprezzerete. Vale la pena di leggerlo anche se non vi siete persi una puntata di Sherlock e Poirot e volete rintracciare le origini del morbo, della febbre che ci assale ogni volta che un nuovo investigatore fa la sua comparsa.

Annunci

2 pensieri riguardo “La pietra di luna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...