Rose Madder

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Siete ancora in tempo per voltarvi indietro, per non scendere nel labirinto, per non iniziare questo percorso di iniziazione, per dare le spalle alle tenebre. Leggere le prime righe di Rose Madder equivale a tuffarsi in un lago ghiacciato, a confrontarsi con realtà sgradevoli. Stephen King invita il lettore a non distogliere lo sguardo, a fissare negli occhi la violenza e la follia, per raggiungere la catarsi.

Rosie, la protagonista del romanzo, ha subito per lunghi anni le torture fisiche e psicologiche di suo marito Norman, che non fa Bates di cognome ma che è di sicuro psycho, psicopatico. Poi, un giorno, qualcosa è scattato dentro di lei:

Non sapeva perché era rimasta con lui, esattamente come non sapeva perché, alla fine, era bastata una sola gocciolina di sangue a dare una svolta così definitiva alla sua vita. Sapeva solo (…) che certe volte mezz’ora sulla sedia di Pooh sembrava trascorrere in non più di cinque minuti e che i perché perdevano ogni significato quando si viveva all’inferno. L’inferno è senza motivo. Le donne delle sedute terapeutiche lo avevano capito; nessuno le aveva chiesto perché era rimasta.

Rosie fugge, anche se è consapevole che Norman non rinuncerà a lei, che continuerà a braccarla come un animale impazzito e rabbioso. Mentre cerca di rimettere insieme i frammenti della sua psiche, si imbatte in un misterioso quadro che raffigura una donna bionda voltata di spalle, con scarabocchiate sul retro le enigmatiche parole Rose Madder (rosso di robbia). Ben presto, Rosie si renderà conto di aver trovato la chiave d’accesso per un mondo oltre lo specchio, abitato da un’altra Rose, non da una Rosie “vera”, che sta riappropriandosi della propria anima e del proprio corpo, ma da una Rose Mad, vendicativa e furiosa che potrebbe aiutarla a “divorziare” da Norman.

In Rose Madder si intrecciano una serie di citazioni. Da una parte, abbiamo dei richiami alla “sua” Misery e a tutte le brave eroine dei film dell’orrore, che ci riportano alla mente cliché e scene cariche di pathos esagerato. Dall’altra, i richiami al mondo classico, di cui è “intriso” dipinto: le Erinni incontrano il mito del Minotauro, in un tempio circondato dalle acque del Lete e dalle melagrane dell’Ade. I riferimenti al mondo della tragedia greca alzano l’asticella, segnano la linea di demarcazione tra i romanzetti sensazionalistici “alla Misery” e il percorso iniziatico di Rosie. Rose “vera” come un eroe classico, deve compiere una serie di prove, calarsi in un labirinto dove la passione è distorta, malata, come nel tunnel dell’amore descritto da Grant Morrison, per ottenere il favore di Rose Madder.

Nei romanzi di King bisogna sempre temere gli accenni, gli spiragli su un orrore più grande, perché ritorneranno a perseguitarci. Basta pensare alle “soggettive” di Norman che diventano sempre più allucinate, folli e taglienti. Questo perché, come ricorda l’autore in Notte buia, niente stelle:

Nei miei lettori voglio provocare una reazione emotiva, quasi viscerale. Il mio scopo non è farli pensare mentre leggono. Metto la parola in corsivo per far capire che, se la storia è buona abbastanza e i personaggi sono sufficientemente vividi, il pensiero seguirà all’emozione dopo la lettura e a libro già riposto (talvolta con sollievo).

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