Per sempre

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Una sinfonia di tonalità arancio, le delicate venature delle foglie cadute, l’essenza stessa del fascino del foliage: la copertina di Per sempre richiama subito alla mente l’autunno e i colori di cui si tingono i boschi in questa stagione.

Il romanzo di Susanna Tamaro racconta di una trasformazione, di un dolore che da lama incandescente si trasforma in qualcosa di nuovo, in una luce dorata come il colore delle foglie di faggio quando il sole le sfiora. Matteo si è costruito un rifugio tra i boschi, dove accoglie con un sorriso e saggi consigli chi si avventura sulla montagna: è sempre pronto ad ascoltare e ad incontrare gli altri. Vive un’esistenza dedita alla contemplazione, attenta al susseguirsi delle stagioni e ai ritmi della natura: nella quiete della foresta ha imparato ad accettare una ferita che sembrava mortale, a trasformare una mutilazione dello spirito in nuova linfa vitale.

La voce del protagonista ci accompagna durante tutta la lettura: è lui a svelarci, di capitolo in capitolo, cosa l’ha spinto a ritirarsi in montagna, quale assenza abbia dominato la sua vita. Il medico, nato nel pieno dell’inverno, freddo e razionale, si mette a nudo, fa l’autopsia del suo dramma, del suo passato:

ho sempre avuto uno sguardo indagatore. Invece di costruire la realtà, preferisco sprofondarmi dentro, muovere la terra, scavare, andare avanti a fiuto e a tatto, per cercare di scoprire cosa si nasconde sotto la banalità dei giorni. (…) quassù non sono mai realmente solo, i pensieri mi fanno compagnia dissezionando ogni cosa con la meticolosa puntualità d un entomologo.

Matteo si disseziona, impietosamente, contado gli anni in cui si è smarrito, in cui ha toccato il fondo. Il lutto lo ha portato ad annullarsi, ad etichettarsi come vittima, sino a quando non si è reso di stare diventando un carnefice, di stare distruggendo sé stesso e chi li stava intorno. Allora, è fuggito, ha trovato rifugio nell’abbraccio della natura, per trovare una risposta alle sue domande, per conciliare la sua anima razionale e la sua essenza spirituale. Per riuscire a trovare un equilibrio che sembrava essersi infranto con la scomparsa di Nora, della donna-estate capace di addolcire il suo inverno.

In Per sempre l’autrice si confronta con l’annosa questione del male, con le tragedie che ci spingono a domandarci dov’è Dio, chi è Dio. Susanna Tamaro, come Roth in Nemesi e Maugham ne Il filo del rasoio, fa compiere al suo protagonista un percorso di iniziazione da cui si può uscire vincitori o sconfitti, per riuscire a trovare una risposta. Nel romanzo l’amore e la conoscenza di sé, ottenuta nel silenzio, lontano dalla pazza folla, sono l’unico possibile antidoto alle cicatrici che accumuliamo negli anni, ai tarli che rodono l’anima. Forse, è una risposta troppo buonista, che non può soddisfare i lettori più smaliziati, quelli in grado di intuire in anticipo la risoluzione di alcuni nodi del romanzo. Però, sono sicura che il romanzo lasci dietro di sé un’eco, un suggerimento: sfruttare questo autunno di cambiamenti per riflettere e per concedersi una passeggiata nei boschi.

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