Il racconto dei racconti

Atmosfere oniriche, costumi sgargianti e intrecci fiabeschi: il trailer del film di Garrone, ispirato ai racconti del Basile, ha catturato subito la mia attenzione. Però, il destino ha voluto che, prima guardare la pellicola, mi ritrovassi a sfogliare le pagine dell’originale.

Il racconto dei racconti è un “Pentamerone” che si sviluppa in cinque giornate: delle spigliate e sagaci narratrici, novelle Sherazade, intrattengono un principe e la sua principessa. Il sovrano ascolta le fiabe, senza sapere chi è stato a instillare nella sua capricciosa consorte il desiderio di ascoltare dei bei “cunti”. Dietro la straordinaria fioritura di storia si cela Zoza, una bella giovane, che avrebbe voluto sposare il nobile. La ragazza lo ha liberato da un maleficio, ma un’altra donna le ha rubato il merito e si è sposata con lui.

I racconti di Giambattista Basile sono uno specchio in cui si riflette la Napoli del suo tempo, una città di contrasti, di bassi e palazzi. Un intrico di odio e amore, di malaffare e virtù: indissolubilmente legati, come due facce della stessa medaglia. Nei “cunti” trovano posto sia gli inganni della corte, sia gli affanni dei poveri, sia le metafore preziose sia le espressioni più colorite e volgari. Basile si diverte a descrivere in mille e più modi il calare del sole e il suo sorgere: gioca con il manierismo, sembra burlarsi del Barocco. L’autore mescola il chiaro e lo scuro, catturando ogni aspetto del suo secolo con la sua straordinaria vena inventiva:

il segreto del libro… è quello di essere un libro in cui c’è di tutto: l’ordinario e la straordinario, il realistico e il fantastico, il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il semplice e l’artefatto, il sublime e il sozzo, il terribile e il soave, Napoli e l’universo, brandelli di mitologia e torrenti di saggezza popolare, la voce anonima della fiaba e quella personalissima di uno scrittore geniale. (R. Guarini)

Di giornata in giornata, vediamo volgere la ruota della Fortuna, ci spaventiamo di fronte a dragoni e orchi, ci deliziamo di fronte a palazzi meravigliosi, inorridiamo davanti a spargimenti di sangue degni del Tito Andronico. Un’altalena di sensazioni, di tragedia e di commedia: Basile miscela tutte le gradazioni delle emozioni. Tutte le fiabe sono a tinte forti, non esistono mezze misure: l’amore è assoluto, viscerale, così come l’odio. Le espressioni gergali e i modi di dire napoletani, chiariti nelle note, contribuiscono a rendere più vivo, più immediato il racconto:  dalle visciole degli occhi, sinonimo di bene prezioso, di pupilla prediletta, agli intestini in subbuglio per la paura.

Tutto un mondo, non poi così distante dal nostro, riprende vita grazie alla magia delle parole e sembra voler fuoriuscire dal volume. A fine lettura, rimane solo da imparare un’ultima lezione, sulle fiabe e sul loro antico sapere:

un sapere che ancora oggi sonnecchia  in ciò che chiamiamo, timidamente, spirito popolare, che per tutti i bambini del mondo è una solare evidenza (…): l’osceno è il luogo in cui il terrificante si confonde con il riso. (R. Guarini)

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