Sidekick

Strongman potrebbe essere l’ennesimo supereroe in calzamaglia: ha un sorriso smagliante, la classica mascherina “alla Zorro”, una nemesi e una bella donna da salvare. Invece, dietro la  facciata perfetta di uno dei protagonisti di Sidekick si nasconde molto di più.

Un paio di sere fa, navigando tra diversi siti per nerd amanti dei fumetti, mi sono imbattuta in un articolo di The Mary Sue dove si parlava di un sorprendente mini-film, disponibile, gratuitamente, su You Tube. Incuriosita, ma anche prevenuta e pronta a vedere i soliti stereotipi del genere in azione, ho cliccato sul filmato. Sono rimasta colpita: il cortometraggio di Jeff Cassidy riesce, in soli quindici minuti, a emozionare e stupire lo spettatore, meglio di tanti altri film del genere supereroistico.

La prima scena di Sidekick non è ambientata in una pseudo-Gotham City, in una metropoli assediata da super-criminali, ma in un’utilitaria: un bambino, seduto sul sedile posteriore, gioca con due pupazzetti, un eroe e un cattivo, mentre i suoi genitori litigano. Una volta tornati a casa, il papà decide di raccontargli una storia della buona notte, l’epica battaglia di Strongman contro Darkman. Dietro questa “favola” si nasconde un messaggio molto più profondo, che tocca le corde dei nostri cuori, che ha fatto esclamare a più di un commentatore non sto piangendo, mi è entrato qualcosa nell’occhio. Se presterete attenzione vi renderete conto, sin da subito, che qualcosa non va, che Darkman non è solo l’ennesimo villain di turno. Di più non posso dirvi.

Se siete dei fan di Arrow e Once Upon a Time, potreste guardare Sidekick solo per il cast. Ma, per questa volta, senza nulla togliere alla bravura degli attori, vi consiglio di lasciarvi catturare dalla storia. Dietro il supereroe e la bella damigella da salvare (questo è un topos che mi urta. Prima di iniziare a vedere il corto speravo che il Sidekick fosse un’eroina, ma, per questa volta, alle ragazze spetta il ruolo delle “principesse”. Però, in questo caso, si può lasciar correre.) si nasconde la “spalla” l’eroe in divenire che dovrà affrontare una prova durissima.

Sidekick rimane impresso nella mente dello spettatore, più e meglio di tanti altri film supereroistici. Da una parte, perché giocando con solo quindici minuti bisogna puntare all’essenziale, a una narrazione asciutta e serrata, che mantiene viva l’attenzione. Dall’altra perché ci riporta alla vera origine degli eroi: le storie dei crociati incappucciati devono essere uno specchio in cui si riflettono le nostre debolezze e angosce, che si trasformano in villain, in cattivi che possono essere, se non sconfitti, almeno affrontati a testa alta.

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