Q: di eretici e del mondo alla rovescia

Luther Blissett Q

Che Q non sia il solito romanzo storico è chiaro fin dal titolo: una singola, enigmatica lettera. Il collettivo di scrittori noto prima con lo pseudonimo Luther Blissett, poi Wu Ming, ci porta nel cuore travagliato dell’Europa del 1500, segnato da tensioni politiche e religiose. Un mondo che ricorda sin troppo il nostro, perché quando gli uomini non imparano dai propri errori, le tragedie e le illusioni sono destinate a ripetersi:

Un’Europa in cui le scelte politiche sono determinate dai banchieri tedeschi; in cui la fede religiosa è portata sulle insegne da bande mercenarie; in cui intere popolazioni sono sottoposte alla legge marziale. Un’Europa percorsa da colonne di profughi in fuga…


Nella prima parte del romanzo, un eretico ripercorre le tappe e le sconfitte della sua ribellione contro le autorità costituite e contro lo stesso Lutero, colpevole di essere davvero vicino al popolo, di essere tornato a nascondersi dietro l’ombra dei potenti. Il narratore ha cambiato più di una volta identità, ha visto annegare nel sangue i suoi sogni, ha perso amici e affetti. Si sente più vecchio di quanto non sia, dopo anni e anni trascorsi con una spada in mano, convinto che sia impossibile cambiare il mondo senza ricorrere alla violenza.

Il suo tentativo di rovesciare l’ordine si scontra con il misterioso Q, una spia al servizio di uno dei membri più ambiziosi e reazionari della curia romana. Q, all’inizio, sembra essere l’opposto del protagonista, l’altra faccia della medaglia, ma, con il passare degli anni e delle battaglie per la fede, i due rivali finiscono col condividere la stessa stanchezza, lo stesso logorio dell’animo. Da una parte e dall’altra della barricata, si avverte il dolore per il sangue versato, per la follia degli uomini. L’eretico dai mille nomi ha dalla sua una sola consolazione: la consapevolezza di essere libero, nel bene e nel male, di essere un ribelle senza fili, invece di una marionetta nelle mani dei potenti.

L’unico problema di Q è che la filosofia e la politica finiscono con l'”uccidere” i personaggi: per circa metà dell’opera, il protagonista si limita a riferire fatti già accaduti così il lettore non riesce a vivere a pieno la sua esperienza, ad entrare nel vivo dell’azione. Solo quando la scena si è spostata nella città degli editori, dei mercanti e delle illusioni, la magistralmente descritta Venezia, ho avuto l’impressione di essere davvero entrata nel cuore della storia. Mi sembra che ne L’Armata dei sonnambuli le riflessioni insite nel romanzo e i personaggi abbiano raggiunto una migliore alchimia.

Cattedrale di Munster dettaglio. Di Ziko van Dijk en Wikipedia

 

Q racchiude in sé l’immagine di un mondo sottosopra, di un carnevale crudele che trova la sua più compiuta realizzazione nel dramma di Münster, la città degli eretici che da utopia si trasforma in un inferno guidato da un folle re-giullare. Il cuore degli uomini rischia troppo facilmente di lasciarsi oscurare dal fanatismo: mantenere i propri ideali puri, senza asservirsi a nessuno e senza macchiarli di sangue, sembra un impresa titanica. Eppure, nonostante tutto, l’eretico lancia ancora la sua sfida all’ordine costituito:

I dettagli sfuggono, le ombre minori che hanno popolato la storia scivolano via dimenticate. Lenoni,piccoli chierici meschini, fuorilegge senzadio, sbirri, spie. Tombe anonime. Nomi che non dicono niente, ma che hanno incrociato le strategie, le guerre, le hanno fatte saltare, a volte con la testarda consapevolezza della lotta, altre volte per puro e semplice caso, con un gesto, una parola.
Sono stato tra questi. Dalla parte di chi ha sfidato l’ordine del mondo.
Sconfitta dopo sconfitta abbiamo saggiato la forza del piano.
Abbiamo perso tutto ogni volta, per ostacolarne il cammino.

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