Il giorno dei morti

Il giorno dei morti De Giovanni

Tra una cosa e l’altra, ho deciso di recuperare alcuni dei romanzi del commissario Ricciardi per completare la serie. Le storie di De Giovanni danno il loro meglio quando vengono lette nella stessa stagione in cui sono ambientate: allora si ha davvero l’impressione di stare respirando la stessa aria dei personaggi. Però, almeno dalle mie parti, questo dicembre è stato così autunnale da farmi sentire nell’atmosfera perfetta per sfogliare Il giorno dei morti.

Piove, piove incessantemente in questa avventura dell’investigatore dagli occhi verdi, con la maledizione di vedere i morti di morte violenta, di ascoltare il loro ultimo pensiero. La pioggia scende su Napoli, inondando bassi e vicoli, e sul cuore tormentato di Ricciardi. Il detective si ritrova davanti a un caso insolito che lo porterà a guardare dove nessuno volge lo sguardo, a venire a contatto con sgradevoli rivelazioni.

Quando il cadavere di Tetté, un orfanello, viene ritrovato in mezzo alla strada, tutti pensano che si sia trattato di una morte accidentale, causata dal freddo e dagli stenti. Invece, il commissario non è convinto, e diventa ancora più sospettoso quando, dai primi rilevamenti, sembra che il bambino abbia ingerito, per errore, del veleno per topi. Se Tetté è morto per colpa della stricnina perché il suo fantasma non appare? Perché la condanna di Ricciardi non si manifesta? I suoi fantasmi sono legati al luogo dove sono morti: possibile che qualcuno abbia spostato quel corpicino e che lo abbia fatto per coprire le tracce di un omicidio?

Ne Il giorno dei morti, Maurizio De Giovanni mette al centro della scena un’infanzia rubata, un corpicino straziato che tocca le corde del cuore dei suoi personaggi. Bambinella e Ricciardi si rispecchiano nella figura di Tetté. L’informatore conosce sin troppo bene la dura vita dei bambini di strada. Invece, il detective vede nella solitudine di Tetté un eco del suo passato, dei giorni in cui ha scoperto di essere “diverso” dagli altri:

-Il bambino, il bambino… sono io, capisci? Lui è morto, ma io non lo vedo, non lo vedo. E non so che mi dice (…). –

Mentre la città è presa dai preparativi per l’imminente arrivo del Duce, Ricciardi scava in un realtà che ricorda i più cupi romanzi di Dickens. Il prete che avrebbe dovuto prendersi cura di Tetté e degli altri orfani della sua parrocchia, mi ha ricordato l’avido e untuoso Mr Squeers e la sua scuola degli orrori. I ragazzini senza genitori vivono come dei fantasmi: ignorati sia dall’autorità, troppo impegnata a compiacere Mussolini e a fingere che non esitano problemi, sia dai cittadini, presi dai loro problemi. Ricciardi, invece, li vede e guidato dall’angelo custode di Tetté, un cagnolino che non è riuscito a proteggere il suo padroncino, apre gli occhi ai suoi collaboratori invitandoli a proseguire le indagini.

Peccato che la verità, stavolta, sia davvero difficile da sopportare. Ricciardi sembra destinato ad annegare nel diluvio, con il cuore diviso tra la dolce Enrica e la sensuale Livia, sospeso più che mai tra i vivi e i morti. Nel giorno dedicato ai cari estinti, riuscirà finalmente ad ascoltare l’ultimo messaggio del bambino; ma quelle parole gli spalancheranno davanti l’abisso.

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5 thoughts on “Il giorno dei morti

  1. Una domanda, che non é un trabocchetto, ma i libri di questo simpatico scrittore napoletano molto istrionico, ti piacciono ? Voglio dire li trovi completi, ricchi, pieni di suspense?
    L’ho incontrato un paio di volte al Salone di Torino ed al PISA Book Festival. Devo dire che ha davvero una bella rosa di aficionados che lo seguono con vera passione. L’ho trovato diverte e molto ammiccante con il pubblico. Peccato però che sulla carta ci sia, secondo naturalmente il mio parere, davvero poca cosa. C’é sempre una certa trama poco condita con quei personaggi mai sviscerati, mai un minimo di introspettiva. Davvero le pagine di De Giovanni ti ricordano Dickens? Assicuro che cerco il confronto.
    Tra l’altro è uno degli autori che adora una delle mie migliori amiche e lei si incavola quando le chiedo di spiegarmi cosa le piace di questi gialli , a mio avviso, annacquati. Quindi sono pronta ad essere castigata…

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    1. Giusymar non castigherei mai una lettrice appassionata per le sue opinioni ;). Vediamo se riesco a spiegarti cosa mi piace in questi romanzi. Nei libri di De Giovanni, che sì seguono uno schema che si ripete (stile episodio di una serie tv poliziesca dove sai che ci sarà una vittima, il primo interrogatorio, il secondo etc.) non cerco tanto la suspense quanto la cura per l’ambientazione, la bravura nel descrivere Napoli, l’atmosfera di certe stagioni. Ricciardi, almeno secondo me, è ben delineato ha una sua profondità. Vorrei che si scavasse ancora di più nella sua psiche? Certo, ma so anche che la formula di gialli “blockbuster” come questo (ma anche come quelli della seria del Collezionista di ossa) prevede certi ingredienti: so che sono più “commerciali” e che possono infastidire chi cerca una lettura più raffinata. Quanto a Dickens mi sa che mi sono spiegata male: la situazione, gli orfani descritti, vittime di un prete avido, mi hanno ricordato il romanzo Nicholas Nickleby, non lo stile del suo autore. Detto questo, a me De Giovanni piace: riconosco i suoi difetti, ma sono riuscita ad affezionarmi ai suoi personaggi. Detto questo ognuno è libero di apprezzare o meno un libro, ci mancherebbe 🙂 quelli a cui farei una ramanzina sono i non lettori…

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      1. Mi è piaciuta molto la tua risposta. Perché con cert i autori, magari anch’io accetto certe dinamiche. Chissà perché per lui no. Forse mi ha indispettita quel voler fare il piccione a tutti i costi, ma anche si poteva comprendere dalle proprie tradizioni. Io piemontese e a volte rigida, anche se un po’ matta visti i genitori veneti, e lui napoletano verace e simpatico ne.

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