Uno stupido angelo

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Prima di cominciare a parlare della Storia commovente di un Natale di terrore di Christopher Moore, penso che sia meglio riportarvi l’avvertenza dell’autore:

(…) questo libro (…) contiene parolacce, gustose descrizioni di cannibalismo e quarantenni che fanno sesso. Poi non date la colpa a me. Io vi ho avvisato.

Siete ancora qui? Se queste parole non vi hanno turbato,  e se siete alla ricerca di un racconto di Natale fuori dai soliti schemi, ricco di humour nero e di situazioni paradossali questo è il libro per voi. Moore si diverte a prendersi gioco di ogni buonismo, di ogni tradizionale miracolo natalizio (sulla 34° o su qualsiasi altra strada), reinventando il genere della classica Christmas Carol. Uno stupido angelo è perfetto per chi inorridisce davanti all’ennesimo panettone e sorride sarcastico davanti a chi afferma di “sentirsi più buono” in un certo periodo dell’anno. 

Tutto ha inizio quando il piccolo Joshua, a pochi giorni dal Natale, assiste all’omicidio di Babbo Natale (in realtà si tratta di un imprenditore vestito da Babbo Natale, ma lui non coglie la differenza). Chi gli porterà il suo regalo? A cosa è servito cercare di comportarsi bene per tutto l’anno? Il bambino si rivolge alle alte sfere, sperando che Dio faccia resuscitare Babbo Natale. Purtroppo per lui, le sue preghiere vengono ascoltate da Raziel, l’arcangelo più stupido di tutti, con una propensione alla distruzione. Le feste sono destinate a diventare apocalittiche.

castiel
Forse avrebbero dovuto chiamare Castiel…

A dire il vero, la cittadina dove abita Joshua, Pine Cove, non è mai stata davvero tranquilla e amena. Già prima dell’avvento di Raziel, il paesino poteva contare tra la sua popolazione uno sceriffo con una passione sfrenata per la marijuana e una barista pronta a imbottire i suoi dolci natalizi di psicofarmaci. Per non parlare di un’ex attrice che confonde realtà e finzione, immedesimandosi troppo nel suo ruolo di maggior successo: una temibile principessa guerriera (no, non è Xena).

La non-normalità del villaggio precipita nel caos quando Raziel, che non riesce a interagire con nessuno, se non chi è più fuori di zucca di lui, fraintende il desiderio di Joshua dando vita a una sorta di zombie-apocalisse. Il lettore viene così trascinato in una serie di situazioni sempre più assurde, degne di un libro di Douglas Adams. Però, visto che tutto è sempre connesso, come direbbe Dirk Gently, il lieto fine è inevitabile: ci sarà una logica in mezzo a tanta follia, una via d’uscita dal delirio. Perché questa è si una storia di terrore, ma anche una storia commovente. Perché anche i più cinici, sotto Natale, vogliono che tutto vada per il meglio.

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