Una tempesta qualunque

una tempesta qualunque

Le mie aspettative su Una tempesta qualunque di William Boyd erano altissime: ero certa di trovarmi davanti a un libro in grado di dare dipendenza, di obbligarmi a sfogliare febbrilmente pagina dopo pagina. Ma si sa, le grandi speranze sono spesso fonte di problemi e delusioni.

Ho sentito parlare di questo romanzo durante una puntata di Europa tra le righe, dedicata agli autori che hanno meglio saputo interpretare le luci e le ombre della Londra contemporanea. Boyd ha accompagnato il conduttore lungo le rive del Tamigi sino a un piccolo spiazzo verde, un triangolo semi-nascosto vicino al ponte di Chelsea: l’Eden in cui il suo moderno Adamo si nasconde dopo aver perso tutto, dopo aver rinunciato alla sua identità. Da lì doveva partire un viaggio nel lato oscuro della metropoli, nei suoi bassifondi, costellato di incontri con loschi personaggi. L’autore veniva presentato come una sorta di nuovo Dickens, il cantore dei moderni docks.

William Boyd è in grado di far rivivere tra le righe l’atmosfera londinese, di trascinare il lettore negli angoli meno conosciuti della capitale. Via dalla pazza folla, lontano da Trafalgar Square e dal centro: in Una tempesta qualunque seguiamo il corso limaccioso del Tamigi sino a raggiungere una periferica, inquietante Rotherhithe. La città si presenta come un ossimoro, come una donna sia minacciosa sia rassicurante: qui il protagonista, Adam Kindred, viene accusato di un omicidio che non ha commesso, ma, allo stesso tempo, trova un rifugio nell‘anonimato fornito dalla massa, dai grandi numeri. Se rinunci alla moderna tecnologia, alla tua carta d’identità e di credito puoi diventare un urban ghost, invisibile.

Chelsea Bridge David Iliff
Chelsea Bridge Photo by DAVID ILIFF. License: CC-BY-SA 3.0

Adam entra a far parte dell’esercito degli scomparsi, di chi a causa di un errore o di una disgrazia ha deciso di consegnarsi all’oblio, di svanire nelle viscere della capitale. L’autore mette alla prova il suo protagonista, lo spinge a reinventarsi, a trasformarsi da meteorologo in un uomo di strada, a sfruttare la sua intelligenza in un nuovo contesto. Adam, braccato sia dalla polizia che dal vero assassino, deve adattarsi, ma la sopravvivenza ha un prezzo: deve cancellare la sua vera identità, lasciarsi plasmare e diventare sempre più scaltro, più cinico. Kindred non è il solo a vedere andare in pezzi la sua vita precedente: un altro personaggio, Ingram, compie un percorso parallelo al suo. Ingram è il capo di una grande multinazionale farmaceutica, legata all’omicidio che ha sconvolto la vita di Adam, ed è destinato a vedersi scivolare via dalle mani uno status quo che credeva intoccabile.

Una tempesta qualunque ha tutte le carte in regola per essere un thriller psicologico di alto livello. Peccato che a un certo punto, la tempesta si sgonfi, esaurisca la sua carica prorompente: la trama subisce una brusca sterzata verso i più triti cliché del genere. Senza aspettarmelo, sono rimasta intrappolata nell’ennesima, blanda e prevedibile romance di basso livello. Mentre il libro si avviava verso la fine, ho avuto l’impressione che non sia stato dato abbastanza spazio ad alcuni personaggi e filoni narrativi. Di positivo restano le descrizioni magistrali di una Londra dark e insolita e l’inquietante riflessione sugli  urban ghost e sulle tempeste che posso coglierci di sorpresa.

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