Memorie di una geisha

memorie di una geisha

Immaginate di entrare in una casa da tè giapponese, di sorseggiare una tazza di matcha, mentre dita leggere sfiorano uno shamisen. Fuori, i fiori di sakura volteggiano nell’aria di Kyoto, galleggiano sull’acqua e accarezzano i passanti. Memorie di una geisha è un portale di carta e inchiostro che conduce il lettore nel Giappone del periodo Kurotani (“valle immersa nell’oscurità”: gli anni che vanno dalla crisi del’29 alla fine della seconda guerra mondiale).

Arthur Golden ha saputo creare un’eroina estremamente affascinante, come deve esserlo una geisha, capace di intrattenere il lettore e di fargli credere di stare ascoltando una storia realmente accaduta. Sayuri sa catturarci, coinvolgerci con le sue vivide descrizioni e le sue incisive e poetiche similitudini. Le sue memorie, la rievocazione dei duri anni di apprendistato e dell’amore sofferto per il Presidente, sono capaci di trasportarci in un’altra epoca. Il romanzo ci cattura grazie all’attenzione per i particolari e per la caratterizzazione dei personaggi.

Prima di completare il suo addestramento e diventare una vera geisha, un’artista capace di intrattenere gli uomini e di catturarne l’attenzione con un solo sguardo, Sayuri era solo una bambina sperduta. Allora, si chiamava Chiyo e ogni cosa sembrava destinato a sfuggirle, come acqua, tra le dita: la famiglia, gli affetti, il successo. Chiyo ha dovuto farsi strada, come un ruscello, tra rocce e ostacoli: il cammino per diventare una geisha è costellato di rimpianti e sacrifici. La bellezza non basta: servono una disciplina ferrea e un costante controllo dei propri sentimenti, per riuscire ad avere successo. Sayuri sopporta le angherie di Hatsumomo, un geisha che non tollera che qualcuno possa avere più successo di lei, e i duri anni della guerra. Per affrontare le avversità pensa al Presidente, l’uomo che vorrebbe diventasse il suo protettore. In lui rivede una figura paterna rassicurante, una sicurezza che le manca, ma, con il passare degli anni, si accorgerà che raggiungere quel porto sicuro sarà più difficile del previsto.

Sayuri, ad uno sguardo distratto, potrebbe apparire come una bellissima farfalla, una fragile bambolina. In realtà, dietro il trucco si nasconde una donna complicata, che deve continuamente nascondere i suoi pensieri e indossare più di una maschera:

Da tempo mi ero addestrata a sorridere in un certo modo, quello che io chiamo il mio “sorriso nō” perché ricorda una maschera del teatro nō dai lineamenti raggelati. Mi è molto utile perché gli uomini lo possono interpretare a loro piacimento e credo che possiate capire in quante occasioni io me ne sia servita.

Golden ci mette davanti a un’attrice consumata, a una donna che per sopravvivere è stata costretta a mentire, a celare i suoi sentimenti. Per comprenderla bisogna pensare agli abiti indossati da una geisha: all’esterno c’è il kimono di seta sgargiante, l’allegria di facciata, ma sotto si nascondo altri capi, pesanti, pensieri cupi, che rendono difficile muoversi. Allo stesso modo, Memorie di una geisha alterna momenti di pura estasi, di bellezza sublime a descrizioni più cupe, al racconto di anni oscuri. Nella mente del lettore rimangono impressi sia i ricordi più dolorosi sia il sublime passaggio in cui vengono descritti la vestizione e la preparazione di una geisha, esaltazione di un momento di eterno splendore:

Il suo kimono era di broccato, in tutte le sfumature del marrone e dell’oro. Al di sotto del punto vita alcuni cervi, nei ricchi colori bruni dell’autunno, si strofinavano l’uno all’altro, su uno sfondo oro e ruggine il cui disegno ricordava le foglie cadute sul terreno di una foresta. (…) Restavano soltanto i tocchi finali al trucco e gli ornamenti nei capelli. (…) Sempre nell’obi mise un ventaglio pieghevole e nella manica destra un fazzoletto. Poi si girò a guardarmi. Sul suo volto c’era lo stesso sorriso appena accennato di prima e, di fronte a tanta bellezza, anche Zietta si lasciò sfuggire un sospiro.

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