I poeti morti non scrivono gialli

i poeti morti non scrivono gialli

Una specie di giallo. Un titolo simile cattura subito l’attenzione del lettore e lo lascia spiazzato. Le uniche certezze sono il nome dell’autore, Björn Larsson, e l’illustrazione di copertina: un porto avvolto in una luce che suggerisce subito atmosfere boreali. Vengono subito in mente due parole, che ormai sembrano indissolubilmente legate, giallo e Svezia.

Questo romanzo parte proprio dal nostro immaginario, dai bestseller nordici con protagonisti detective più o meno problematici, per poi obbligarci a riflettere sui cliché della detective story made in Svezia. Larsson costruisce un intreccio dove la meta-narrazione diventa centrale: un giallo in cui la vittima è un poeta e il commissario un aspirante bardo. Una storia che ruota intorno ai meccanismi dell’editoria, che si interroga sul successo dei polizieschi e sui lettori.

Il poeta Jan Y. ha dedicato la sua intera esistenza ai versi, senza mai scendere a compromessi. Sino al giorno in cui ha deciso di scrivere un poliziesco: un’accusa verso uomini d’affari privi di scrupoli. Peccato che il libro sia destinato a rimanere incompiuto: Jan viene ritrovato impiccato sulla sua barca. Si pensa che si tratti di un suicidio, ma l’investigatore Bark, un aspirante poeta, scopre dei particolari inquietanti che riaprono il caso. Bark, lontano dal modello classico del detective alcolizzato e sfortunato in amore, decide di sfruttare la sua passione letteraria per risolvere il mistero. Inizia così un’indagine dove letteratura e finzione si confondono sempre di più: Bark si rispecchia nel detective del giallo  di Jan Y. e crede di poter scoprire la verità seguendone le orme.

I poeti morti non scrivono gialli è costellato di citazioni che strappano un sorriso (basta pensare a Uomini che odiano i ricchi, titolo del thriller di Jan Y.) o che spingono il lettore a interrogarsi sulla dignità dei diversi generi letterari. Larsson, attraverso i versi e i ricordi di Jan Y., mette in luce la bellezza e il potere, spesso sottovalutato, della poesia. Ci spinge a chiederci perché gli scaffali delle librerie siano stracolmi di gialli ma non di liriche. L’arte del poeta, che cerca di catturare la verità con i suoi versi, sembra inefficace, troppo poco immediata:

Diceva spesso che la poesia era una necessità vitale, ma si lamentava che agiva lentamente e su un numero troppo ristretto di persone.

Attribuendo gli splendidi versi del poeta Yvon Le Men a Jan Y.,   e inserendoli in un contesto particolare come quello di un giallo (o di una specie di giallo), Larsson ci invita a riscoprirne la forza e la magia. Ma non si limita solo a questo, si interroga anche sulla pericolosità dei libri, sul potere sovversivo delle parole. Bark ritiene, non a torto, che il romanzo incompiuto del poeta ne abbia causato la morte e intrattiene una corrispondenza con un esperto di letteratura. Così, all’indagine si alternano riflessioni sulla letteratura. Un mondo di carta e inchiostro si interroga su sé stesso, sulle sue regole e ragioni di vita.

Il lettore, che conosce già i meccanismi classici della detective story, intuisce presto la vera identità del colpevole e chi sarà la sua prossima vittima, ma non se ne cura. Perché? Perché questo è “una specie di giallo”: siamo qui non tanto per seguire le indagini, quanto per interrogarci sulla letteratura, sui meccanismi che spingono a prediligere un genere piuttosto che un altro. Larsson, pur essendo consapevole delle attrattive del giallo Svezia, ci invita a non fidarci solo dei bestseller.

Quanto a me, devo confessare di essere la prima ad amare i detective tormentati e di leggere fin troppi gialli. Però, questa volta, ho deciso di uscire fuori dai soliti schemi e di affidarmi alle sottolineature di chi ha posseduto I poeti morti non scrivono gialli: qualcuno che probabilmente ama la poesia e che ha evidenziato ogni passaggio in cui emergeva l’arte del poeta, il suo duro lavoro.

 

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6 pensieri riguardo “I poeti morti non scrivono gialli

    1. Questo è decisamente diverso: penso che , paradossalmente, possa quasi più piacere a un lettore non appassionato di gialli. Ti spinge a interrogarti sulle tue abitudini di lettura, di solito non succede quando si ha a che fare con un poliziesco, e ti regala anche interessanti spunti di riflessione ;).

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  1. Dopo aver letto l’ennesimo giallo, mi dico sempre che lascerò passare diversi libri prima di tornare al genere che mi piace tanto. Immancabilmente quando giro tra gli scaffali, almeno un giallo viene a casa con me. Notare che mi trattengo pure!
    I gialli nordici sono stati anni fa una boccata di ossigeno, perchè portavano strutture nuove, ambientazioni sconosciute, insomma aria fresca e cristallina in un mondo letterario che per quanto mi riguarda prediligeva il made in USA.
    Non ho letto questo, che però ho aggiunto in wish list per merito tuo, ma Il Cerchio Celtico dello stesso autore, sempre per Iperborea e mi è piaciuto, ça va sans dire…

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    1. Sono davvero felice che sia entrato nella tua wish list. P.s. Anche io ho lo stesso problema e, guarda caso, ho un giallo di ambientazione nordica sul comodino. Però, prometto che cercherò anche un volume di poesie che gli possa fare compagnia.

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