Il mondo è un teatro

il mondo è un teatro

Il mondo è un teatro. Il sottotitolo chiarisce meglio le intenzioni dell’autore: la vita e l’epoca di William Shakespeare. Viene subito da domandarsi come un simile argomento possa essere racchiuso in poco più di duecento pagine. Bill Bryson ce lo spiega subito, regalandoci una doccia fredda: non sappiamo quasi nulla del Bardo.

È proprio perché abbiamo conservato così tante opere di Shakespeare che possiamo capire quanto poco sappiamo di lui come individuo. Se avessimo soltanto le sue commedie, lo vedremmo come uno spirito allegro. Se disponessimo soltanto dei sonetti, sarebbe un uomo dalle passioni oscure. Da una scelta di altri suoi lavori lo potremmo variamente connotare come raffinato, cerebrale, metafisico, malinconico, machiavellico, nevrotico, frivolo, sentimentale e molto altro ancora.

Bryson si ripropone di presentarci un ritratto il più fedele possibile del drammaturgo e del periodo in cui è vissuto: con ironia, ci mette in guardia consigliandoci di non cadere in tentazione, di non provare a colmare le lacune con le nostre supposizioni, con teorie affascinanti, ma prive di fondamento. Si può solo prestare fede ai fatti, alle poche prove che sono state raccolte, faticosamente, dagli studiosi che hanno cercato di far emergere dall’ombra la figura di Shakespeare. Il libro ci offre un’interessante affresco della Londra di fine ‘500 inizio ‘600, delle abitudini dei suoi abitanti, dei loro innumerevoli problemi, ma ci può dire molto meno sul genio che li affascinò con le sue opere.

Nonostante le scarse notizie certe, emerge comunque l’immagine di un genio, di un coniatore di parole, di un’affascinante padrone della scena:

Nessuno ambientava le scene in modo più brillante e stringato di Shakespeare. Prendete le battute con cui comincia l’Amleto (…) In cinque versi asciutti Shakespeare ci fa capire che è notte e che fa freddo (“disvelati” significa “scosta il tuo mantello”), che i due personaggi sono soldati di guardia e che c’è tensione nell’aria. Con soltanto quindici parole, undici delle quali sono monosillabi, ha catturato profondamente l’attenzione del pubblico.

Il mondo è un teatro è sia un omaggio agli accademici che ci hanno permesso di conoscere quel poco che sappiamo, sia una garbata presa in giro di quelli che hanno inventato ogni possibile teoria sul suo conto, senza preoccuparsi di trovare delle prove con cui suffragarla. L’unico problema è che il lettore, a un certo punto, rischia di essere sommerso da un mare di fatti (neanche fossimo a lezione da Gradgrind). A un certo punto ci perdiamo in elenchi infiniti di termini usati dal Bardo e di congetture: sono utili, ma ci allontanano dal cuore del drammaturgo, dalle sue opere. Per questo, vi consiglio di leggere questo saggio, per chiarirvi le idee su quello che possiamo davvero affermare con sicurezza, ma di non fermarvi qui.

Mi piacerebbe che conosceste Shakespeare anche attraverso le parole di altri autori come Stephen Greenblatt, che ha saputo mettere in luce l’anima dei drammi del Bardo e la loro capacità di mettere a nudo le nostre angosce e passioni. Ma, soprattutto, vorrei che leggeste, liberi da ogni pregiudizio ( o che, ancora meglio, li vedeste a teatro) gli originali: lo spirito di Shakespeare vive ancora e ha qualcosa da dire a ognuno di noi. Poco importa che l’attuale Globe non sia una fedele riproduzione dell’originale.

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