Casa desolata

casa desolata

Attenzione: si avvisano gli ignari lettori che questa è una recensione altamente demenziale. Procedete a vostro rischio e pericolo. Non avrei mai pensato di dover scrivere un articolo del genere, di offendere la memoria del grande Dickens, ma Casa desolata è stata un vero colpo al mio cuoricino di lettrice. Ero partita con le migliori intenzioni, pronta a calarmi nelle nebbie della Londra vittoriana, ad assaporare ogni capitolo, invece sono naufragata in un mare di desolazione e noia.

Vediamo cosa è andato storto e cosa è rimasto di salvabile:

Il brutto:

  • 800 pagine: dovrebbero essere una gioia per ogni lettore incallito, ma quando ne basterebbero la metà per portare a compimento l’intreccio diventano un problema. Il libro ruota intorno a una causa, Jarndyce contro Jarndyce, che sembra destinata a portare infelicità a tutti coloro che ne sono coinvolti e a rimanere incastrata nei meccanismi farraginosi della Corte di Giustizia londinese. Peccato che anche la trama finisca con l’ammuffire, come una vecchia scartoffia legale, e con il procedere lentamente, molto lentamente.
  • La burocrazia: l’idea di base, mettere in luce le assurdità e lungaggini del sistema giudiziario, è geniale, ma la vena satirica di Dickens non sembra essere al suo meglio in questo romanzo. Mi aspettavo di sospirare, pensando che ai giorni nostri la situazione non sembra migliorata di molto, ma, a dire il vero, non è che questo tribunale si sia poi visto molto. Durante la lettura, ci sono passata davanti più volte, ma non ho mai potuto assistere dal vivo alla causa: ho visto solo avvocati piuttosto inquietanti e poveri clienti impazziti in attesa di una sentenza mai pronunciata. In compenso, ho perso un sacco di tempo dietro alle paturnie di una tizia insopportabile.
  • Esther Bothersome (o forse si chiamava Summerson?): invece di un protagonista carismatico, come un Nicholas Nickeby o un Oliver Twist, siamo costretti a sorbirci un perfetto angelo del focolare vittoriano. Esther è gentile, a modino, le perfetta donnina di casa, che non commette mai uno sbaglio: a dir poco insopportabile. Ci tocca passare gran parte dei capitoli in sua compagnia, mentre ad altri personaggi, decisamente più interessanti, è lasciato molto meno spazio.
  • I molti, troppi errori di Richard: Dickens porta agli estremi la sua tendenza a punire i personaggi che non si conformano alla decenza e alla morale. Richard ne è un esempio: è irrequieto, non riesce a trovare un’occupazione e finisce per sviluppare un’ossessione insana nei confronti della causa Jarndyce, da cui spera di trarre un cospicuo guadagno. Potrebbe essere un personaggio complesso, tragico come Sidney Carton, invece finisce col diventare quasi ridicolo: il suo nome diventa il sinonimo pessime scelte di vita. Non gli è data nessuna possibilità di riscatto, sembra che esista solo come contraltare negativo di miss “santa” Summerson.

Il buono:

  • I giochi di parole, la caratterizzazione dei personaggi minori, insomma tutto quello che Nabok ha detto nel suo saggio su Casa desolata. Forse, se avessi letto il romanzo in lingua originale avrei apprezzato di più i dettagli stilistici. Invece, non sono riuscita a provare il brivido lungo la schiena che una buona lettura dovrebbe garantire.
  • Lady Deadlock: l’eroina tragica del romanzo. Una nobile che sembra altera, intoccabile, divina, ma che nasconde un tragico passato. Un singolo errore che le costerà carissimo. Se, invece, di sorbirmi tanti capitoli narrati in prima persona da Esther, avessi potuto osservare il mondo dal punto di vista di Lady Deadlock, avrei valutato in modo molto diverso questa storia.
  • L’uomo che aveva capito tutto: Harold Skimpole, ovvero, uno dei soci onorari della premiata ditta Inc-cool-8. Questo simpatico uomo, passa il suo tempo fingendo di essere un bambino, di non interessarsi di questioni economiche, così da poter raggirare il prossimo. Un cinico opportunista, un vero e proprio, passatemi il termine, bastardo: vorreste tirargli un pugno, ma dovete ammettere che è un personaggio riuscito e pure maledettamente inquietante.

Che volete che vi dica? Se avete già letto Oliver Twist, Grandi speranze e compagnia bella e se provate un amore viscerale per Charles Dickens potete leggere anche questo romanzo, altrimenti vi consiglio di passare oltre. Però, ricordate che questa è una recensione demenziale e decisamente soggettiva.

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