I maghi di Londra 1/2: La trilogia di Bartimeus

La trilogia di Bartimeus copertina

Quando Harry Potter è approdato sul binario 9 e tre quarti una certa immagine del mago inglese è entrata nel nostro immaginario: un eroe pronto a salvare il mondo a colpi di bacchetta e che ha avuto l’opportunità di imparare incantesimi stupefacenti sotto la guida di insegnanti dotati. Però, in contemporanea all’uscita de Il calice di fuoco, in Inghilterra veniva pubblicato il primo volume di un’altra, meno conosciuta, saga letteraria, destinata a gettare una luce più sinistra sul mondo dei maghi d’oltremanica: La trilogia di Bartimeus.

Un demone si materializza all’interno di un pentacolo, aspettandosi di essere stato convocato da uno stregone di un certo livello, invece si ritrova davanti a uno scricciolo di ragazzino. Pensa che il giovane apprendista abbia deciso di sfidare la sorte, di provare una convocazione al di là della sua portata: il moccioso gli rivolgerà qualche domanda inutile e sciocca, prima di rispedirlo nel mondo in cui risiedono gli spiriti. Si sbaglia, di grosso: il maghetto ha bisogno del suo aiuto per mettere in atto una vendetta, per portare a termine un piano che finirà con lo sfuggire di mano ad entrambi. Jonathan Stroud ha descritto così il primo incontro tra due personaggi chiave del suo ciclo: il jinn Bartimeus, sarcastico e intelligente, e Nathaniel, il mago ambizioso e talentuoso.
Lo scrittore ha definito un nuovo immaginario sin dalle prime pagine: i suoi stregoni non sono capaci di effettuare degli incantesimi, ma hanno bisogno di evocare delle entità ultraterrene, vincolandole con una serie di procedure. Gli spiriti, i jinn, sono dei veri e propri schiavi, costretti a lasciare la loro dimensione per entrare al servizio di chi li ha richiamati: odiano essere costretti a lavorare per i loro padroni e cercano in ogni modo di danneggiarli, di fraintendere i loro comandi, di sfruttare ogni minima disattenzione per ferirli o, addirittura, ucciderli, in modo da poter tornare al loro mondo.

La vita non è semplice per nessuno nella Londra alternativa di Stroud: un impero fondato sulla magia, in cui tutti sono soggetti a un regime oppressivo. Da una parte ci sono i Comuni, i cittadini che non possiedono le capacità per diventare degli stregoni, e che sono costretti ad ubbidire a un governo che non prende in considerazione le loro necessità: vivono in balia dei capricci dei maghi, rischiando di venire puniti dai loro servitori demoniaci per ogni minima insubordinazione. Persino gli incantatori, che ricoprono le più alte cariche e dirigono l’Impero, non se la passano così bene: una volta scoperte le loro innate abilità, vengono abbandonati dai genitori per venire affidati a maestri, più o meno sadici, che gli insegneranno l’arte della convocazione. Una volta superato l’apprendistato, dovranno persino rinunciare al loro vero nome, visto che i demoni possono servirsene per ostacolarli.

Nathaniel e Bartimeus formano il loro sodalizio proprio nel momento in cui anni di tensione e di conflitti stanno per sfociare in una ribellione. Alcuni Comuni, che hanno sviluppato abilità che gli permettono di essere “refrattari” ai poteri dei jinn, stanno organizzandosi in un movimento detto Resistenza e vogliono rovesciare il governo. Tra di loro spicca la giovane e intraprendente Kitty, la terza co-protagonista della serie. Allo stesso tempo, anche i demoni desiderano sfogare il loro rancore millenario. Inizierà così una sconvolgente rivoluzione che porterà l’arrivista Nathaniel e l’irruenta Kitty a maturare, a rivedere alcune delle loro posizioni e a decidere dove risiede la loro lealtà. Quanto a Bartimeus, l‘anti-eroe che possiede un cuore, anche se cerca disperatamente di nasconderlo, dovrà fare i conti con il suo passato e scoprire che, a volte, è possibile fidarsi degli esseri umani. La violenza non serve a niente, genera solo distruzione: per rinascere servono la capacità di imparare e di aprirsi agli altri: doti che, Tolomeo, uno dei precedenti padroni del jinn possedeva in abbondanza.

Con la Trilogia di Bartimeus (L’amuleto di Samarcanda, L’occhio del Golem, La porta di Tolomeo, L’anello di Salomone. Sì, in realtà, è una quadrilogia, ma l’ultimo libro è una sorta di prequel e, almeno secondo me, non è all’altezza degli altri) Jonathan Stroud ha dato vita a un potente affresco politico e psicologico. I suo romanzi sembravano preannunciare le Primavere arabe, l’esplosione di tensioni causate dalla repressione e dalle disuguaglianze. In tre volumi ha saputo costruire un intenso viaggio di formazione, ha nascosto, tra le righe, più di un messaggio, e ha dato vita a personaggi fragili, intensi, a cui è impossibile non affezionarsi.

Annunci

Un pensiero riguardo “I maghi di Londra 1/2: La trilogia di Bartimeus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...