I maghi di Londra 2/2: Jonathan Strange e il signor Norrell

Jonathan Strange & il Signor Norrell

Un corvo mi faceva l’occhiolino, invitandomi ad avvicinarmi: capeggiava sulla copertina di un librone, un po’ malandato. Quel giorno, non l’ho portato a casa con me, ma il destino ha voluto che ci rincontrassimo e che vi potessi presentare Jonathan Strange e Mr Norrell i due maghi destinati a far rinascere la magia inglese.

Nell’Inghilterra di inizio Ottocento, almeno secondo Susanna Clarke, si era soliti discutere di due argomenti: della guerra contro Napoleone e di magia teorica. Eccoci dunque catapultati in un mondo in cui gli stregoni assomigliano a dei rispettabili accademici e passano le loro giornate con la testa china sui libri, senza operare nessun incantesimo. Dopo la fine dell’età d’oro della magia, segnata dal regno del misterioso re corvo, le malie sono state tramandate su carta e non più messe in pratica. Almeno fino al giorno in cui Mr Norrell, un misantropo topo di biblioteca, annuncia di essere in grado di realizzare stupefacenti fatture e di volersi mettere al servizio della Corona.

Dopo essersi sbarazzato della concorrenza, obbligando tutti i teorici a ritirarsi dalla scena, Norrell cerca di attirare l’attenzione degli uomini più influenti di Londra, resuscitando la moglie di uno di loro. Sulla carta, sembrerebbe una mossa geniale, peccato che per effettuare il miracolo sia necessario ricorrere all’aiuto di un essere fatato, una creatura capricciosa e instabile. Il mago, senza preoccuparsi dei rischi, accetta le condizioni del folletto, senza rendersi conto di essere appena diventato una pedina di un gioco molto più grande di lui.

Mentre tutta Londra è in fermento, appare un secondo mago Jonathan Strange, destinato a condividere il fato di Norrell. Inizia così uno strano rapporto, in cui si altalenano rivalità e amicizia: i due hanno visioni opposte sulla magia, ma, allo stesso tempo, non possono condividere la loro passione per gli incanti con nessun altro. I nostri stregoni vivono in un mondo tutto loro, fatto di libri e di ricerche. Norrell è terrorizzato all’idea di perdere uno solo dei suoi preziosissimi volumi di magia, da cui è riuscito ad apprendere le formule che lo hanno reso famoso: la scena in cui “coccola” i tomi che è costretto a prestare a Strange, in partenza per la Spagna, è iconica. I due gentiluomini faticano a entrare in contatto con gli altri: Jonathan, quando si mette al servizio di Wellington invia una serie infinita di bigliettini al generale, proponendo magie, che vengono sempre “cassate”. Di sicuro, avrebbe dovuto pensarci su prima di offrirsi di far piovere rane sull’accampamento francese.

Intorno ai maghi, si creano due fazioni, quella degli “strangiti” e quella dei “norrelliani” e ruotano una serie di personaggi affascinanti. Il più paziente è l’abile Childermass, il servo di Norrell, che nasconde un innato talento per la magia, e che sopporta, quasi sino alla fine, i mille e uno difetti del suo padrone. Il più diabolicamente intrigante è il gentiluomo che è stato evocato durante la resurrezione, e che ha una passione sfrenata per le persone affascinanti: una specie di stalker maniaco che non si rende conto dell’infelicità che semina intorno a sé. Il più perseguitato: Stephen Black, il servitore nero, vittima degli eventi e del suo colore di pelle:

(…) la pelle può significare molto. La mia significa che chiunque può colpirmi in un luogo pubblico senza temere conseguenze. Significa che i miei amici non sempre hanno piacere di essere visti insieme a me per strada.

Mentre ci si avvicina al finale, la magia assume connotati sempre più sinistri, rivelandosi come un volume che può essere utilizzato solo da chi sa interpretarne i caratteri. Strange e Norrell rischiano di perdersi, di scomparire tra specchi che si trasformano in porte su altri mondi e tra labirinti che solo un re stregone dovrebbe percorrere. Alla fine, un uomo-libro ci invita a diventare il lettore ideale, a comprendere il messaggio del romanzo:

Io sono il libro. Compito del libro è portare le parole, e questo faccio. Tocca al lettore sapere quello che vogliono dire.

N.d.a. 1 L’unica pecca del romanzo sono le infinite note a piè di pagina che, spesso interrompono la lettura, per dare vita un gioco di richiami ai volumi magici contenuti nella biblioteca di Norrell. Un’idea interessante, ma che finisce con lo stancare, specialmente se si fa un paragone con Jonathan Stroud, indiscusso maestro delle note a piè di pagina ironiche. Peccato anche che molti avvenimenti vengano glissati, specialmente alcuni che avrebbero avuto un forte impatto emotivo. Vale forse la pena di approfondire analizzando come questi due aspetti sono stati rielaborati nella miniserie della Bbc, ispirata al libro.

N.d.a. 2 Una settimana fa, ho pianificato due articoli dedicati ai maghi londinesi, senza immaginare quello che sarebbe successo. Ho deciso di pubblicarli lo stesso, perché penso e spero che i libri possano essere un antidoto contro l’odio e l’ignoranza e perché, per me, rappresentano un tributo alla capacità di lottare contro le avversità a non chinare la testa davanti a chi vorrebbe tenerci prigionieri.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...