Elogio dei sogni

 

Una sola poesia è sufficiente, qualche verso può dare una svolta alla giornata, regalarti un sorriso, farti sentire meno solo. L’elogio dei sogni, del premio nobel Wisława Szymborska ha questo potere: è un dialogo con il lettore, un libro che si trasforma in un interlocutore.

Su Twitter mi sono imbattuta, più di una volta, in riferimenti a questa poetessa, e cominciato a desiderare di saperne di più su di lei. Dopo aver terminato I poeti morti non scrivono gialli, un romanzo in cui Björn Larsson invita a leggere più poesie, mi sono ripromessa di seguire il suggerimento.

Non potevo che scegliere la Giornata mondiale della poesia per iniziare il mio viaggio tra le pagine della Szymborska.

Nonostante la mia conoscenza del polacco sia pari a zero (so solo che nie vuol dire no) ho deciso di dare lo stesso un’occhiata ai testi a fronte, in lingua originale: ho notato diverse allitterazioni e mi sembrato di poter, comunque, percepire un’innata musicalità. Un ritmo che, anche in traduzione, non sembra scomparire. Resta l’impressione di un dialogo ben orchestrato, incalzante e animato.

Le poesie di l’Elogio dei sogni mettono a nudo le nostre incertezze e i dubbi dell’uomo moderno. Per il lettore è confortante vederli scritti nero su bianco, sapere di non essere il solo a provare simili inquietudini. Basta pensare a Scrivere il curriculum, satira di un pezzo di carta che non potrà mai racchiudere la nostra vera essenza, e alla sua chiusa:

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
È la forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

La Szymborska si mette a nudo, ci racconta cosa le piace e cosa non le piace, ci mostra la realtà attraverso la sensibilità acuta del poeta. Parla di sé stessa, ma anche di noi, perché la letteratura di calibro ha il potere di penetrare nell’essenza del mondo, di farci riflettere su di noi e su ciò che ci circonda, di trasformarsi in uno specchio con cui è necessario confrontarci. Frammenti, schegge di pura bellezza, che si conficcano nel cuore e della mente del lettore, parole che ci toccano nel profondo:

Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione (…) (Nulla due volte)

In un Elogio dei sogni, dell’immaginazione e dei sentimenti che ci salvano dal grigiore e da una vita difficile da capire, non poteva mancare una frecciatina ai non lettori:

In libreria con l’opera di Proust
non ti danno un telecomando,
non puoi cambiare
sulla partita di calcio
o sul telequiz con in premio una volvo.

Viviamo più a lungo,
ma con minor esattezza
e con frasi più brevi. (…) (Del non leggere)

Questa poesia dovrebbe diventare il manifesto di tutti gli amanti della letteratura, di tutti quelli che inorridiscono davanti a chi non entra mai in libreria. Prendetela come un invito a sedervi, a rilassarvi con un bel libro tra le mani, a rallentare e riflettere.

(Photo credits:  Wikimedia Commons, Di MOs810 (Opera propria) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)%5D, attraverso Wikimedia Commons)

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