Lasciami entrare

lasciami entrare lindqvist copertina

I must be gone and live, or stay and die (Romeo e Giulietta, W. Shakespeare)

Le tenebre sono calate, una fredda, densa e silenziosa oscurità ha avvolto il quartiere. Tutti si sono rifugiati in casa, tutti tranne due bambini. Nel cortile, dietro a un castello di cubi, sotto una luna di sangue, le loro solitudini si incrociano. Peccato che uno di loro sia un vampiro.

Questa scena iconica di Lasciami entrare, il film tratto dall’omonimo romanzo, mi è rimasta impressa nella mente, mentre alte sono svanite, come avvolte dalla nebbia della memoria. La scorsa settimana, ho trovato il libro di John Ajvide Lindqvist e, come spesso accade, quando si passa dalla pellicola all’inchiostro, ho scoperto con piacere che l’originale è più complesso e, se possibile, più deliziosamente inquietante. Questa potrebbe essere l’ennesima storia di vampiri (bevo sangue, dormo in una bara, tu sei un essere umano, non dovremmo stare insieme, ugh la luce del sole…) e, per certi versi, lo è, ma l’autore ha saputo reinterpretare magistralmente i cliché del genere. Lindquist ha costruito attorno al suo “mostro” una realtà alienante, uno scenario “malato”, ossessionante e disturbante:

Qui. Qui. In questo posto di merda. Blackeberg. E tutto il resto. Queste case, queste strade, le piazze, le persone, tutto è soltanto come un’enorme malattia, capisci? C’è qualcosa di sbagliato. Hanno pianificato questo posto e tutto il resto perché fosse perfetto, no? E in qualche maledetto modo tutto è venuto fuori sbagliato. (…). No, no, no. Qui non si può rimanere. È tutto sbagliato, capisci? Ma non sono le angolazioni, c’è qualcos’altro, qualcosa come una malattia che è nei muri, nelle pareti, e io non voglio più restare qui.

Il quartiere di Blackeberg appare come un “posto sbagliato”, abitato da disadattati, da persone che si rifugiano nell’alcol, nella droga, che finiscono col cedere ai loro istinti peggiori. Tra loro c’è anche Oskar, un bambino obeso, vittima dei bulli, che sogna di potersi vendicare, che fantastica di diventare un serial killer. Una sera incontra Eli, una strana ragazza, che sembra sola come lui. Solo col tempo, realizzerà che Eli nasconde molti, pericolosi e tragici, segreti e che è esiste un legame tra di lei e l’assassino che sta seminando terrore nei dintorni. L’incontro segnerà l’inizio di un viaggio nelle tenebre, che lo porterà a confrontarsi sia con i suoi demoni e con forze antiche: starà a lui decidere se vale la pena di rimanere nel quartiere “infetto” o se, per sopravvivere, è necessario arrendersi ad un altro tipo di oscurità e andarsene.

Definire Lasciami entrare come un horror è riduttivo: è sì una storia di “mostri”, con le sue canoniche scene disturbanti e sanguinolente, ma è anche una tragedia. Blackeberg è un luogo senza speranza, una moderna, razionale prigione da cui non sembra esserci via di uscita. Il quartiere appare come una trappola, come una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro: da una parte abbiamo gli adulti che non sembrano riuscire a concludere nulla, che vedono naufragare le loro speranze dentro un bicchiere, dall’altra dei bambini che diventano sempre più irrequieti e violenti. Questa realtà diventa una sorta di specchio della condizione di Eli: il vampirismo è una gabbia, equivale all’essere rinchiusi in un ambiente tossico dove si può solo lasciarsi morire o,se si vuole sopravvivere, attaccare.

La figura del vampiro, nel romanzo di Lindqvist, si lega indissolubilmente alla malattia e all’ossessione. Attorno a Eli, ruotano personaggi perseguitati dal demone della perversione, deviati e reietti come il pedofilo Håkan. La condizione di Eli viene spesso descritta come un morbo, come una sindrome che modifica il corpo, influenzando anche la mente. Il morso del vampiro è un contagio assimilabile a una malattia a trasmissione sessuale. Un’infezione che condanna a un’insostenibile alterità, a una diversità che nel caso di Eli è doppia: non è solo un “mostro”, ma è anche una creatura che travalica la canonica distinzione di genere. Non ha scelto di diventare quello che è, qualcun altro ha operato la trasformazione, ha abusato del suo corpo e del suo spirito, condannandola/o a un’eterna sofferenza:

“Dio. Dio. Perché non posso avere niente? Perché non posso…” Da anni ormai si pone questa domanda. Perché non posso vivere? Perché dovresti essere morto.

Anche se Eli ha vissuto a molto a lungo, la sua mente e il suo corpo sono fermi all’età di dodici anni, la stessa età di Oskar. Entrambi, affrontano sfide più grandi di loro, sembrano condannati in partenza, ma sono ancora affamati di vita. Nonostante tutto, vogliono vivere, ma per farlo sono condannati a perdere la loro innocenza, a lottare con le unghie e con i denti.

Piccola cineteca per appassionati di vampiri alternativi: Only Lovers Left Alive, Byzantium, Lasciami entrare (film).

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