Dannati: la cattiva letteratura non muore mai…

Dannati Glenn Cooper

Non mi dispiace fare un salto all’Inferno, di tanto in tanto… purché si tratti di visitarlo seduta in poltrona, leggendo un buon libro. Dopo aver esplorato l’oltretomba in compagnia di Dante, di Palahniuk e di Colfer, ero pronta a varcare nuovamente la soglia del luogo senza speranza. Pensavo Gleen Cooper si sarebbe rivelato un ottimo cicerone, visto che in un’intervista ha ammesso di amare, come me, gli eroi imperfetti: tragico errore.

Dannati (il primo romanzo di una trilogia che non finirò mai) meriterebbe una recensione alla Cinemasins, con tanto di contatore degli errori, io mi limiterò a presentarvi la trama, per poi passare ai suoi peggiori “peccati”. Di solito, evito di parlarvi dei libri in cui non trovo niente di buono, lasciandoli cadere nel dimenticatoio, ma questa volta mi sento punta sul vivo, visto che mi aspettavo una celebrazione dei miei amati protagonisti problematici.

Tutto ha inizio in un laboratorio stile Cern (e si sente già puzza di scopiazzatura di Dan Brown) dove, in seguito a un avventato esperimento, viene aperto un portale, alla Stargate, per l’Inferno. La bellissima, e te pareva, dottoressa Emily Loughty, viene trascinata agli inferi, mentre al suo posto appare un dannato. La missione di salvataggio viene affidata a John Camp, novello Orfeo e cazzutissimo ex soldato: dovrà attraversare il varco e ritrovare la sua amata entro qualche settimana, altrimenti entrambi resteranno nell’Oltretomba.

La premessa potrebbe anche essere interessante, lo diventa ancora di più quando scopriamo che la geografia dell’Inferno di Cooper ricalca quella del mondo reale e che è abitato solo da chi si è sporcato le mani di sangue, direttamente o indirettamente. Purtroppo, di pagina in pagina, si accumulano una serie di “peccati mortali”:

  • I protagonisti: non so cosa abbia in mente l’autore quando parla di eroi imperfetti, ma i nostri piccioncini non lo sono di certo. John è una specie di McGyver, capace di costruire cannoni e granate dal nulla, di far innamorare di sé ogni donna che incontra, di stendere dieci e più avversari alla volta… manco Batman. Dovrebbe essere tormentato dai ricordi della guerra, ma, come dire, non è che riesca a trasmettere molta inquietudine o pathos. Dall’altra parte, Emily è stupenda, intelligentissima, eppure continua a farsi rapire dal primo che passa e deve essere salvata come ogni povera damigella in pericolo.

 

  •  La trama in sé: questo inferno è una sorta di Risiko dove i dannati passano il tempo a farsi la guerra, più che a un viaggio all’oltretomba assistiamo a una battle royale tra assassini di ogni epoca. Tutto si riduce a un gioco al massacro, intervallato da scialbi dialoghi e condito da spezzoni di battaglie e risse che annoiano, invece di coinvolgere. Si ha anche l’impressione che gli sceneggiatori di Doctor Who, in ogni puntata ambientata nel passato, se la siano cavata meglio di Cooper nel descrivere personaggi storici e farli interagire con uomini del 2000. Tra l’altro, dopo qualche capitolo, sapendo che Dannati è solo il primo volume di una trilogia, si capisce anche dove si andrà a parare con il finale.

 

  • I dialoghi: buttati giù a casaccio, ripetitivi e degni di un film di quarta categoria, con John che assume le vesti dell’eroe strafottente e continui sagacissimi giochi di parole del tipo “che io sia dannato”.

 

  • Spezzettiamo i punti di vista: il lettore salta dall’inferno al presente per seguire più personaggi, uno più insipido dell’altro. Ogni re dell’Inferno è così ben caratterizzato che se non si presta attenzione si rischia di confondere l’uno con l’altro e di ricordarsi chi sta parlando solo quando viene fatto il suo nome.

 

  • Macchiavelli all’inferno: spiegatemi perché diavolo l’autore del Principe è finito tra i dannati. Che io mi ricordi (oh, magari sbaglio) non ha mai ucciso nessuno. Cooper segue la logica elisabettiana e quella dei primi commentatori, bollando il suo libro come crudele. Peccato che ogni buon manuale di letteratura spieghi cosa intendeva il fiorentino quando parlava del leone e della volpe e perché non si può attribuire un giudizio morale alla sua opera.

 

  • La scelta dei dannati in generale: con tanti potenziali criminali, ci tocca sorbirci un sacco di signor nessuno inventati dall’autore, mentre i personaggi storici sono trattati “all’acqua di rose”, basandosi solo sulle loro caratteristiche più note.

Potrei continuare ancora a lungo, ma mi fermo qui. Come avrete capito, questo libro è stato una delusione totale e non leggerò il seguito. Avrei voluto avere l’abilità comica di Cinemasins o del blogger L’isola miraggio, per presentarvelo con più ironia, invece rimane solo la delusione per un buono spunto letterario sprecato.

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